Un daiquiri, un margarita, un perfect martini?
Per quanto tempo ho creduto fosse interessante questo lavoro…tempo perso ad immaginare un mondo che non esiste. Eppure ho viaggiato. Eppure in Italia la gente non cambia. Ho scoperto che se ordini un martini alla Hemingway sei un coglione più degli altri.
Giorni trascorsi accanto a donne e uomini che hanno scordato l'esistenza del DIRITTO. Talmente affamati da masticare e mandar giù il senso della loro vita.
Ma la vita è sfruttamento? O è piegarsi a 90 gradi, in silenzio, per soldi?
Siamo uomini e, per fortuna e sfortuna, non siamo tutti uguali.
Possiamo tutto. Possiamo niente. Dipende anche da noi.
Ho voglia di camminare con le mie gambe, ho voglia di dormire serena.
Butterò via quel televisore che ho in camera. Butterò tutto il superfluo che consuma la mia vita.
L’ho scritto più volte che voglio ridere e sorridere tutta la vita. Quante invidie e gelosie per il mio essere nonostante tutto. “Tutto torna” , me lo ha spiegato Ago ed ha ragione. Ha ragione la sua musica, il suo rock, la sua intelligenza.
Il suo coraggio e il suo senso di giustizia sono stati il più bel regalo della mia vita.
Ladypazz
I sogni nel cassetto degli aspiranti scrittori sono spesso destinati a rimanere per sempre nascosti la dove sono stati riposti, magari dopo qualche timido tentativo di trovare una strada per la loro pubblicazione.
Se però il vostro sogno è quello di pubblicare un giallo o un noir, una serie di racconti polizieschi o un libro di spionaggio, l'evocazioni di delitti celebri o la ricostruzione di famosi od oscuri delitti del "potere", allora ci potrebbe essere per voi una possibilità.
La libreria on line
www.ragioncritica.it
che porta direttamente a casa dei lettori il libri scelti dai cataloghi di alcune selezionate e prestigiose case editrici ,sta preparando alcuni "scaffali" per mettere in vendita opere prime di autori selezionati da "Bietti Media" ,una casa editrice che vende libri solo on-line tramite questa libreria.
Bietti Media intende dare vita ad una nuova collana che selezioni e stampi libri che rientrino nelle categorie narrative sopra indicate e vi offre di partecipare al concorso "Fante di picche" , che in caso di vincita reclamizzerà a migliaia di potenziali compratori i i vostri libri.
Bozza di REGOLAMENTO
1- Il romanzo deve essere di genere noir-giallo-poliziesco-thriller ecc nel senso che l'atmosfera del libro contenga elementi di mistero che lascino comunque il lettore col fiato sospeso ,fino alla conclusione delle vicende narrate. Non c'è pertanto assoluta necessità di azione drammatica. L'importante è la "suspence", il senso di inquieta attesa che coinvolga chi ne scorre le pagine, lo stimolo ad intuirne in anticipo gli sviluppi ed i ruoli finali dei personaggi.
2- Le opere non devono superare le 180 cartelle formato 35 righe da 55 battute. I romanzi che supereranno questa lunghezza verranno ignorati.
3- Le opere devono essere inedite.
4- Le opere dovranno pervenire alla libreria Ragion Critica in formato Word tramite mail a
e
info@bietti.it
farà fede per la ricezione la mail di risposta.
Sarà comunicata l'accettazione delle opere alla selezione finale di tutto i testi che verranno ritenuti conformi da una apposita commissione nominata dalla Bietti Media. il cui parere è inappellabile ,entro il 30 settembre 2008
Tra le opere selezionate verranno scelti i vincitori per ogni singola categoria letteraria in cui sarranno divise le opere pervenute da una giuria nominata dalla libreria
www.ragioncritica.it .
5- Il limite di tempo entro il quale i testi devono pervenire è il 30 luglio 2008, e tale data ravvicinata è stata espressamente scelta proprio perche le opere devono già essere in possesso degli scrittori:opere appunto nel cassetto ,che al massimo necessitano di una ultima revisione in occasione del nostro concorso.
6- I libri inviati non si restituiscono
8- I primi tre classificati, per ogni categoria, saranno pubblicati dalla Bietti Media e messi in vendita nella libreria on line
www.ragioncritica.it
e agli autori verrà riconosciuto il diritto d'autore nella misura del 7% del prezzo di copertina .
9-al primo classificato in assoluto, vincitore del premio Fante di Picche , oltre al contratto per la vendita on-line verrà offerto un contratto di edizione per la distribuzione in libreria.
Ladypazz
presenta:
Un grazie particolare ed infinito ad Enrico, Agostino, Giovanni, Marinella, " al rosso ", Zop, Sergio, Federica, Francesco. Lorenzo, Barbara, Michele, Ale, Giuliana, Giacomo e a alla casa editrice Gargoyle di Roma per l'opportunità.
P.s. Se non dovesse caricarsi il video, andate qui:
http://it.youtube.com/watch?v=4BJ67xJ_9c4
L'orrore corre sul video
Il gothic, l’horror e il mistero. Si può sopravvivere pubblicando libri e video di questo specifico settore? La risposta è ardua. Quello che è certo è che la casa editrice romana “Gargoyle” (nome fortemente evocativo) ha fatto una scommessa a tutto campo. Libri originali, traduzioni, importazioni. Un catalogo cult che riserva sorprese e novità. E, siccome anche l’occhio vuole la sua parte, c’è anche una testimonial creativa chiamata Ladypazz che ha prodotto un video su commissione della Gargoyle per lanciare una delle ultime uscite della casa editrice. Per affezionati, ma anche per eventuali neofiti. Se la cosa vi piace, fate tranquillamente circolare usando il copia-incolla.
Enrico Gregori
http://enricogregori.splinder.com/
Mi hanno fatto credere che ero libera di amare, pensare, fare.
E invece, ho buchi nelle mani, nebbia nel cervello, lumache che passeggiano sul cuore.
Mi hanno fatto credere che la vita, quella vera, ha l’odore del sesso, l’orgasmo della droga, lo stridere delle corde di una chitarra rock.
Hanno barato.
La vostra droga, la tua musica, il nostro alcool.
In continuo e perfetto disequilibrio.

Avevo diciassette anni e ascoltavo blues.
Lo ascoltavo e mi sentivo interessante più degli altri.
Il blues era il mio egocentrismo.
Era la mia cicatrice sul sopracciglio sinistro.
Era l' uomo che cercavo e l’uomo che non ero.
Era i miei capelli corti.
Era le mie lacrime puttane trattenute e invecchiate dentro.
Era le mie bitter ale pisciate al vento.
Mi pareva fosse mille cose il mio blues.
Era quei pugni codardi sferrati al buio.
Era tutto. Era niente.
Era un grilletto da leccare davanti alla mia anima ammaccata.
Era la mia prima cassetta musicale: London Blues di John Mayall
Eppure c’ero.
In un dove. In un cuore. In degli occhi. In delle parole.
Io c’ero.
Eppure, ho perso qualcosa.
1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27.
Tutti qui davanti a me. I miei anni.
Appesi alla parete della mia camera con uno scoach di carta che non vale niente.
Usandolo ho strappato la pelle dalle labbra.
Mi osservo nelle foto e mi lecco il sangue. E' ancora dolce.
A 9 anni ho un viso d’angelo, una margherita tra i capelli e le ballerine rosse ai piedi.
A 9 anni un bambino più alto di me ha cercato di baciarmi.
Io l'ho cacciato e lui mi ha spinto in acqua. Sotto c’era uno scoglio.
Dopo, ho succhiato e leccato tutto il sangue che usciva dalle gambe.
Non ho pianto. Nessuno doveva preoccuparsi, né spaventarsi.
" Mamma sono caduta con la bicicletta...non mi fa male, davvero ".
Sulle gambe ho ancora due cicatrici sbiadite.
Oggi, sembrano smagliature.
Capossela a 20. Coltrane a 21. De Andrè a 17. Hammond a 25. Subsonica e Marlene Kunts a 19 e a 27. Manu Chao a 21.
A 13 anni un mio compagno di classe mi ha afferrato al collo. Mentre stringeva mi ha detto che mi amava e che io dovevo amarlo.
Ho avuto paura. Non ho pianto.
A casa ho detto che mi ero graffiata con un ramo, mentre correvo.
Mi hanno creduto. Non volevo che gli accadesse nulla.
Aveva troppi problemi. Peggiori dei miei.
Pat Metheny a 26. Sex Pistols a 16. Tom Waits a 23.
A 11 anni mi sono quasi spaccata il mento.
Sono caduta per terra, mentre cercavo di trascinare mio padre dentro casa.
Erano le 10 di sera e lui era ubriaco, disteso per strada.
Quando gli chiedevo perché beveva, rispondeva che io non avevo nessuna colpa, che mi voleva bene.
Quella sera l’ho trascinato fino al suo letto, cercando di fare alla svelta. Prima che mamma rientrasse a casa e si accorgesse.
Dopo ho lavato la ferita.
La mattina seguente, mia madre e mio padre erano preoccupati per me.
" Cosa ti è successo, dove sei caduta? "
" Sono inciampata stanotte, vicino al letto, mentre al buio cambiavo le lenzuola... ma non mi fa male, davvero. "
Amy Winehouse oggi.

A 17 anni indossavo i Roy Rogers.
Jean's strappati e vissuti, appartenuti a mia sorella e alle mie cugine.
A quell’età volevo conoscere gente migliore di me.
Essere come me non mi è mai sembrata una bella cosa.
Chiedevo alla signora luna di proteggermi.
Desideravo, amavo, sognavo.
L’ho fatto al buio, guardando il soffitto a pancia in su.
Correndo, di giorno, a tagliare il vento.
Sorridendo, mentre puntavo un dito su un mondo di plastica.
Le ho chiamate persone incredibili e ho raccontato di loro alla luna.
Ne ho divinizzate alcune, amato altre.
Le ho contate sulle dita delle mani queste persone e ne sono andata fiera.
Oggi indosso jean's strappati, vissuti da me.
Oggi le mie dita si aprono e si incrociano.
Per terra non cade niente.

“E’ diventando assolutamente niente che si può diventare scrittori”.
Questa frase l’ha scritta Agota Kristof nel suo “Ieri”.
Questa frase mi schizzava in faccia questo pomeriggio, mentre a mezzo metro dall’acqua del mare, immaginavo la resistenza delle mie braccia se avessi nuotato fino allo scoglio di fronte.
Quando ero piccola, quello stesso scoglio, mi sembrava lontano centinaia e centinaia di metri.
Oggi che sono grande, mi sembra lontano centinaia e centinaia di kilometri.
Su:Barabara Garlaschelli
NON FARE IL CONIGLIO
di
Ladypazz
E poi, sempre sul blog...
A sei anni prima di addormentarmi recitavo cinque Ave Maria.
A dieci ho aggiunto cinque Padre Nostro.
A quindici, quando mi svegliavo di notte perché urinavo nel letto, recitavo un solo Mea Culpa.
“..per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa. E supplico la beata sempre vergine Maria, gli angeli, e i santi e voi, fratelli di pregare per me e il Signore Dio nostro..
..Signore pietà!
..Cristo pietà!”
Un Mea culpa vibrato tra i denti fradicia e tremante sulle lenzuola, perché quella paura smettesse di braccarmi almeno nel sonno.
Pochi anni dopo avevo smesso di pregare. Avevo capito che i ricordi, quelli più terribili, sono un marchio a fuoco che nessun Dio di nessuna
religione può aiutarti a cancellare.
Quei ricordi sono dentro di me da sempre. Mentre cerco di zittirli e faccio finta che appartengano a qualcun altro, loro crescono e maturano dentro di me. A volte l’alcool mi dà una mano a sopportare, altre mi spinge nell’angolo più buio del mio cervello e quando sono lì, sono solo io e loro, mi pare di sentirli parlare i miei ricordi.
Quella voce proviene da una bocca di un uomo che ha occhi
simili ai miei. Quella voce è un rantolo di un disco rotto che ripete sempre la stessa frase:
“ Come stai bambina mia? Hai fame”
Ladypazz

-Vuoi del mirto?
Il corpo di Luca è scosso da un movimento ondulatorio seguito da un rantolo di disapprovazione. Lo colpisco in faccia a mano aperta.
- Non hai mai voluto bere il mio mirto. Ti ha sempre fatto schifo il mio mirto. Preferisci l’acquavite che beve nostro fratello.
Dopo il colpo la testa di Luca rimane ferma. Chiude gli occhi, tace.
- Hai paura di me almeno un po’?
Le lacrime scorrono sul viso scuro di Luca e si nascondono dentro le labbra semichiuse bagnate di sangue.
- Ti faccio schifo. Ti vergogni di me. Hai sempre preferito Tomas, perché? Quando vi arrampicate sugli alberi, leggete libri, colorate tramonti, io vi spio e tu lo sai. Vi spio anche quando andiamo a casa di nonna e voi due continuate a giocare nel suo letto.
Lei è immobile, in posizione supina, è un vegetale poverina, può solo respirare. Io sono dietro la porta socchiusa e tu lo sai. Vi sfregate il sesso tra le gambe di nonna ed eiaculate in fretta prima che mamma arrivi. Io invece sono costretto a toccarmi da solo, in piedi, al buio. Nessuno mi sorride poi. Eppure sono vostro fratello.
- A chi stai pensando Luca? A Tomas? Tomas e Luca, Luca e Tomas, sempre insieme, sempre complici, sempre capaci. Bevi un po’ del mio mirto.
Luca non dice nulla. C’è confusione fuori dalla stanza. Sento delle urla. Qualcuno cerca di entrare.
- Bevi un po’ del mio mirto ho detto!
Luca resta immobile. Rompo la bottiglia sul tavolo e guardo il mirto che gocciola dalla bottiglia. Sembra sangue.
La porta cede, c’è Evelin, la moglie di Luca. Evelin urla forte e si getta sul corpo immobile. Qualcuno mi spinge a terra e batto la testa. Mi bloccano con un ginocchio il collo. Respiro appena. Le urla sono strazianti. Ci sono altre donne nella stanza, ma non riesco a vederle.
- L’ha ammazzato! Ha ammazzato mio figlio. Lo sapevo che sarebbe accaduto! Nessuno mi ha dato retta. Andava bruciato vivo, non portato in questa casa! Maledetto! Me lo hai ammazzato!
Dopo due mesi mi portano in una casa di cura. Nel frattempo
mi fanno sempre le stesse domande.
I medici, gli avvocati, gli psichiatri.
- Risponda alle mie domande tranquillamente, quanti anni ha ?
- Ho14 anni.
Una volta me lo hanno chiesto anche davanti a Evelin.
- Quanti anni ha ?
- Ho 14 anni.
- Non è vero! E’ un bugiardo! E’ un animale! Sta fingendo! Finge di
essere pazzo! Va rinchiuso per sempre! Mi auguro che dentro
il carcere qualcuno ti ammazzi, ti sgozzi, ti faccia a pezzi
senza pietà per quello che hai fatto a mio figlio. Bastardo!
Sei un lurido bastardo!
Evelin viene trascinata via. Non l’ho più rivista.
-Lei non ha 14 anni, ne ha 50. Si rende conto di aver ammazzato
suo nipote? - Mi domanda il Dott. Corani.
Mesi dopo, un giudice in un’aula di tribunale ha detto che non ero
colpevole perché in quel momento non ero capace di intendere e
di volere.
Ladypazz
Nessun riscatto

Alle 11 un raggio di sole mi tagliava per obliquo mezza fronte secca. La tapparella era sempre chiusa, ma il buco in alto a destra permetteva al sole di entrare nella stanza. Quel sole mi scatenava un’emicrania capace di sbriciolare quei pensieri sopravvissuti e di maciullare carne e neuroni ammuffiti. Rimanevo seduta per delle ore, a volte distesa, altre accovacciata o rannicchiata, ma sempre nello stesso fottuto metro quadro di un appartamento al settimo piano di una città che, non avevo mai visto.
Dopo, quando la stanza ritornava buia e il mio corpo si accasciava sul pavimento del soggiorno, lui rientrava; cinque minuti prima dell’inizio del telegiornale apriva il frigo, afferrava qualche avanzo, spesso carne fredda e me ne lanciava un pezzo addosso.
Dieci minuti di telegiornale, smetteva di mangiare e iniziava a piangere.
Terminata la cena allungava la corda per farmi arrivare al cesso e poi se ne andava dritto a letto.
Il tutto accadeva in silenzio, ormai da tempo. Ormai da anni.
Un giorno rientrò prima dal lavoro e accese di corsa la tv. Sul solito canale una notizia gli paralizzò il corpo.
- … la redazione del telegiornale esprime il forte dolore per la scomparsa della collega e amica Claudia Molisi coinvolta stamane in un tragico incidente stradale avvenuto a pochi km…
Lui rimase seduto immobile per delle ore con la tv accesa. La storia della sua vita me l’aveva raccontata alcuni mesi dopo il rapimento e nel farlo sembrava che necessitasse della mia compassione. Ma certo, avevo un vomito di compassione smisurata per lui, quando cercavo di ricordare com’era mia madre e sentivo come se mi avessero strappato gli occhi a quattro anni e li avessero bruciati insieme ai miei ricordi.
Sua figlia gli era stata portata via, ingiustamente diceva lui. Si sentiva fortunato perché almeno poteva guardarla in tv, mentre presentava il telegiornale. Io gliela ricordavo tanto soprattutto, quando strizzava i miei seni e affondava il suo pene a grinze nel mio sesso.
Poco dopo si voltò e deciso venne verso di me con un coltello in mano.
- Prendi, ammazzami! Potrai liberarti, oppure lo farò da me e ti ritroveranno morta di fame e di sete su questo pavimento!
Avevo rinunciato alla possibilità di poter uscire viva da quella casa.
Lui voleva che io gli togliessi la vita. Lui, che mi aveva rapito, strappata alla vita e tenuta prigioniera per anni nel suo appartamento come se avesse avuto una bestia legata all’angolo buio del soggiorno, non aveva il coraggio d’ammazzarsi.
Da oggi in poi non ci sarebbe stato nessun telegiornale da guardare, nessuna figlia da venerare e ascoltare. Nessuna bestia da sbranare.
Era il momento di dire la mia. Mi squarciai il collo piano e in silenzio, da sinistra a destra e per lui nessun riscatto.
Ladypazz
Foto presa in prestito dal sito :http://www.puntoacapo.biz

Ieri ero di fronte ad un panorama definito tra i più belli al mondo.
Forse Scozia, forse Irlanda. Forse tanti luoghi incantati messi assieme. Mi sono spinta sulla cima di una roccia e ho legato con le mani e con i denti un pensiero al vento. Non c’ero mai arrivata. Ho sorriso, pensando a tutti quelli che hanno un' idea di me fantastica almeno quanto l'essenza di quel mio pensiero, o forse desiderio. Ho voluto regararlo al vento il mio desiderio, e non ad un uomo e non ad una donna. Non volevo che il vento lo portasse lontano da me, volevo che lo spingesse più forte di me.
Quando ho aperto due anni fa, il mio primo blog " Un decervellamento di stile ", l' ho fatto perchè volevo provare a scrivere dei racconti in rete. Mi divertiva farlo e, qualcuno mi ha anche detto che era piacevole leggermi. In molti col tempo mi hanno sconsigliato di continuare. E così, ho finito col crederci che potevano rubarmi le idee, che chi mi commentava non era imparziale...e che...e che...e che cazzo...basta! Io voglio scrivere. Voglio dare un taglio ben preciso a questo blog. La rete è diventata col tempo la mia passione. E allora che della mia passione si nutra anche la rete. Si può copiare tutto, un'idea, un racconto...ma lo stile, quello no.
Viva la rivoluzione. Ladypazz

Ci tengo a segnalare una bellissima iniziativa:
Corto si può fare
Per ulteriori informazioni digitate su: http://barbara-garlaschelli.splinder.com/

Volevo scrivere un post prima di partire.
Raccontare di un matrimonio simile a quello delle favole.
Le favole non sono tutte uguali e io ne ho preferito un’altra quella sera.
C’era una foto da fare, con gli sposi sull’altare. E io? Dov’ero?
Corri, corri, i fotografi ti ringhiano contro.
Corri, corri tua madre ti disereda.
Corri, corri e perdi la scarpetta su quel bel tappeto rosso dentro la chiesa barocca.
“ Questa è un’altra favola signorina!” ti urlano in coro.
“ No, questa è proprio la mia vita” , pensi tu.
UBU BLOG
IL FILM
[in quattro atti]
di Antonio Zoppetti
con:
zop
dottoressadania
pro-fumo
ladypazz
e tanti altri che non hanno avuto il coraggio di firmarsi...
In anteprima mondiale, su BOOKSWEB.TV
nel canale BOOKSPEOPLE