Ladypazz2

Londra sei incredibile, non mi dai mai il tempo di salutarti che d’improvviso mi travolgi di odori lontani ma così stranamente familiari e colori e suoni natalizi.
E’ una mattina questa che si divide tra sole e nuvole, sorrisi e occhi sbarrati tra mille sorry e mind the gap, tra Davies Street e Victoria Station.
E proprio qui mentre curioso attorno alla stazione ricordo le parole di una persona speciale..“ hai mai mangiato il sushi a Victoria station?”
Ho mangiato il sushi poche volte, forse due; La prima volta a Milano e non è stato un gran piacere. Una volta ero convinta che mangiare giappo fosse chic e ho cercato di farmelo piacere a forza. Quella volta avevo vent’anni e il mio cervello dodici. Uno sforzo inutile. Eppure dopo due anni stamattina ho visto quel riso, quei colori e quelle salsine e non ho saputo resistere e la mia pancia ha sorriso mentre sulla panchina fuori Victoria assaggiavo per primo il Nigirizushi. ( credo )
Dopo prenderò la metro e per le cinque sarò a Oxford Circus a bere come si deve una pinta di bitter ale e fumerò una light senza fretta, come piace a me. In quel pub all’angolo a quel tavolo di fianco alla finestra. E poi sarà il turno del blues bar e della sua jam session, di una signorina giappo molto rock che impugnerà una telecaster e canterà una sua versione di Revolution rock di London Calling dei Clash mentre un batterista nero le darà il tempo e un cinquantenne brizzolato enorme suonerà il basso come fosse Billy Sheehan ( o quasi, ma non importa ).
E mentre ascolto mi guardo attorno e sorrido e penso che questa sia la normalità.

Vi lascio ascoltare "clap Hands". Io ho un aereo da prendere. Questo cd ha ancora il profumo del kebab piccante, i colori della Virgin di Londra, il suono di una chitarra che lo accompagna, il sapore della bitter ale, i sorrisi di un uomo e di una donna che si amano.

Vi racconterò di una donna che ho conosciuto i primi giorni di luglio della scorsa estate.
Il luogo è Porto Cervo, per chi non lo sapesse, casa del turismo internazionale d’elite e di qualche sfigato che si ammazza di lavoro e straordinari un anno intero pur di colorare cinque giorni la propria esistenza e quella della moglie repressa. Ma suvvia che sarà mai la fatica di un anno, in confronto alla soddisfazione che proverete nel guardare l’espressione dei vostri amici davanti alla foto di voi che abbracciate la roccia con su scritto “Porto Cervo”? E le loro occhiatacce invidiose per quella foto scattata accanto alla macchina “Billionaire”? E’ un orgasmo multiplo irripetibile! E chi se ne frega se dopo cinque giorni ritornerete a Roma, in mezzo ar popolo! Al vostro totogol! Al vostro lavoro di merda! Alla vostra tanto cara metropolitana! Ai surgelati e ai pelati e ai vostri ripetuti “..rtacci tua di tua sorella, di tua .. ecc ..ecc..”
E le veline? E i calciatori? E Briatore? E li yacht? E i paparazzi? Da Ostia non ci passano vero?
Prima di iniziare a lavorare trascorrevo le mie giornate spalmata al sole sulle rocce e sulle rive di spiagge da sogno. In quei primi giorni di luglio le spiagge non era state prese ancora d’assalto. Solo pochi veri ricchi che non si mischiavano alla categoria dei poveracci e famosi per una sola stagione grazie a qualche reality o a Santa Maria De Filippi.
Dopo la sesta ora consecutiva sotto il sole correvo al bar a ber qualcosa. Accanto a me una donna imbarazzata si scusava con la ragazza alla cassa perché si era accorta di non aver soldi solo dopo aver consumato. Non so spiegarvi il perché ma con il sorriso mi sono offerta di pagare il suo martini . La donna mi ha ringraziato ma non poteva assolutamente accettare, alla fine ha ceduto alla mia insistenza. La donna mi ha raggiunto poco dopo in spiaggia e abbiamo iniziato a chiacchierare. Lei cosi bella e ricca, figlia della Milano bene un pò mi incuriosiva . Laura, quarantenne sposata da cinque anni con un imprenditore di successo più giovane di lei. Una vita banale in giro per il modo come la definiva lei, scontata, da ricca boghese. Laura era in vacanza da sola a Porto Cervo, ed era scappata da Milano perchè aveva appena scoperto che il marito la tradiva con una ragazza quindici anni più giovane di lei. Continuavo ad ascoltarla senza stancarmi e alla fine quando il sole si era ormai nascosto tra le montagne mi invitò a cenare con lei nel suo albergo a cinque stelle, forse il più lussuoso di Porto Cervo.
Ordinò senza esitare aragosta alla catalana, una bottiglia di crystal per la sottoscritta e dell’acqua tonica per lei.
Non avevo mai bevuto prima d'allora una bottiglia da 2000 euro. Signori avevo un bicchiere di crystal in mano! E mentre io godevo di quell’ubriacatura lei si sfogava e alternava il pianto alla rabbia a parole di vendetta . Mi disse che avrebbe chiesto il divorzio appena tornata a casa, che lo avrebbe messo in ginocchio, che gli avrebbe portato via tutto!
Finita l’aragosta saltammo sulla sua jaguar verde decappottabile e mi portò a bere un aperitivo su una terrazza facoltosa di fronte al mare. Li, si mise a piangere e mi confidò che avrebbe tanto voluto avere la mia età e i miei sogni ( e io i tuoi soldi e i tuoi problemi ). Mi riaccompagnò a casa, e prima di scendere mi regalò un braccialetto, ( un regalo del marito) e un sorriso e mi disse: “ Mi sembri una ragazza sveglia, non farti fottere da un uomo, fottine tu due alla volta.”
Dopo un mese ho letto di quella donna su un giornale scandalistico . C’era una foto di lei più bella di come la ricordassi e del marito su uno yacht a Porto cervo. Nella foto si baciavano durante il party vip organizzato da lui per il compleanno della sua mogliettina.
A volte penso di vivere in un continuo flash back, forse perché mi piace ritornare spesso sulla scena del delitto. Fossi davvero un killer di sicuro sarei fra quelli che poi partecipano al funerale della loro vittima. Mi ricordo un funerale di un ragazzo ammazzato qui in paese, e ricordo nonostante avessi solo 12 anni che mi misi a guardare una per una le persone attorno alla famiglia. Per me il colpevole era li! Ne fissai uno a tal punto da convincermi che era l’omicida. Lo fissavo sprezzante per fargli capire che “ io sapevo!”e al mio cervello poco importava se quel vecchio avesse 80 anni, non avesse un dente e avesse un pezzo di legno per gamba.
Che ne sapete voi? Io ho sempre avuto un certo fiuto..
Ma il flash back?
Oggi ne ho avuto uno, ero in uno studio di un appartamento al quinto piano, non vi racconterò di chi, non vi racconterò dove, vi racconterò solo un falso perché. Dovevo studiare e avevo voglia di una stanza tutta mia senza che nessuno mi distraesse.
Faccio una pausa, non vi racconterò da cosa, non vi racconterò quando, vi racconterò solo un falso perché. La testa mi scoppiava, troppe nozioni ed avevo bisogno di un caffè.
Vado nella sala relax, aziono la macchinetta del caffè e all’improvviso uno uaua di una chitarra. Non è un disco, c’è qualcuno che suona una chitarra elettrica..e quel qualcuno è nella stanza accanto alla mia. Mi avvicino alla finestra e lo intravedo appena. Aspetto un pò e riesco a momenti a fotografare il suo volto . E’ un ragazzo, è in piedi e impugna una chitarra bianca. Riesco a vederlo attraverso lo spazio fra due tende. Non è una cosa bella spiare qualcuno, ma per me è una scarica adrenalinica poter vedere e sentire la passione di qualcuno che non sa di essere osservato.Non è Sid Barrett ma suona Another Brinck in the wall niente male. E’ li ho il flash back!. Due anni fa circa ero in quella stanza e fissavo qualcuno in punta di piedi da quella stessa finestra .
In quell’appartamento due anni fa curiosa cercavo il volto di Melissa P. Non la scrittrice, l’attrice protagonista del film. In quello stesso appartamento sono state girate molte scene del film. Non avevo letto il libro ma anche non chiedendolo i media mi avevano imposto più volte la trama.
Chi di voi non avrebbe sbirciato da quella finestra sapendo che li giravano scene di quel film? Non vi racconterò cosa ho visto, e nemmeno il perché, ma oggi pomeriggio ho The Wall nelle cuffie e dopo due anni non ho ancora visto il film né letto il libro.
Tutti assieme..
.. We don't need no education
We don't need no thought control
No dark sarcasm in the classroom
Teachers leave them kids alone
Hey teacher leave them kids alone
All in all it's just another brick in the wall
All in all you're just another brick in the wall..

..invece ricordiamo una Manifestazione!
Questa intervista all'ex carabiniere Mario Placanica è stasta pubblicata pochi giorni fa sul quotidiano Calabriaora. Copio il contenuto di quest'intervista riportata su Carmillaonline.
Quando sei arrivato a Genova?
Siamo arrivati il 17 luglio
A quale reparto eri stato assegnato?
Ero con il dodicesimo battaglione Sicilia
Da quanto tempo eri nel battaglione?
Da dicembre del 2000
Avevi già svolto compiti di controllo dell'ordine pubblico?
Sì, un banale servizio d'ordine allo stadio di Palermo
Arrivato a Genova che clima hai trovato?
Eravamo stanchi. Le operazioni di sistemazione sono state lunghe e snervanti.
Tra i colleghi vi confrontavate?
C'era una tensione indescrivibile
Gli ufficiali tentavano di tranquillizzarvi?
I superiori gridavano sempre
Che ordini vi sono stati impartiti per le giornate del G8?
Ci dicevano che le situazioni sarebbero state un po' particolari, non come semplice ordine pubblico ma qualcosa di più
In che senso?
Ci dicevano di stare attenti, ci raccontavano che ci avrebbero tirato le sacche di sangue infetto. Ci dicevano di attacchi terroristici. La sensazione era come se dovessimo andare in guerra
Si è detto che per tenersi carichi alcuni fecero uso di droga.
Che io sappia no. Certo che c'era un'agitazione fuori dalla norma. Può darsi anche questo. Io non ne ho mai fatto uso.
Quella mattina del 20 luglio dove sei stato dislocato?
Ci hanno posizionato vicino la "Fiera" insieme ad alcuni poliziotti. Ci sono state delle cariche sul lungomare, ma solo di alleggerimento. Abbiamo partecipato alle cariche in cui venne dato alle fiamme il blindato dei carabinieri. In quella situazione mi è stato affidato il compito di sparare i lacrimogeni per disperdere i manifestanti. Però dopo un po' il maggiore Cappello mi ha preso il lanciagranate perché diceva che non ero capace. Io stavo sparando a "parabola", così come mi è stato insegnato, e invece lui ha iniziato a sparare ad altezza d'uomo, colpendo in faccia le persone. Cose allucinanti.
Quando hai iniziato a sentirti male?
Io dovevo togliere il nastro ai lacrimogeni e passarli al maggiore Cappello. Quando si toglie il nastro fuoriesce un po' di gas e quindi ho iniziato a sentirmi male. Così sono stato accompagnato in una via che conduce a piazza Alimonda. Sulla strada ho visto di tutto, ho visto picchiare a sangue dal colonnello Truglio e dal maggiore Cappello alcune persone con la macchina fotografica. Ho iniziato a vomitare e mi hanno fatto salire sulla camionetta.
Chi eravate sul Defender?
C'eravamo io, Cavataio, carabiniere in ferma biennale e, Raffone, un ausiliario seduto dietro insieme a me
Nessuno che avesse esperienza?
Sì, eravamo solo noi
Accanto avevate un'altra camionetta?
Si, c'era un altro defender con a bordo il colonnello Truglio. Il responsabile del nostro mezzo era il maggiore Cappello
C'erano altri colleghi?
C'era il plotone dei carabinieri davanti a noi che ci faceva da scudo.
Dalle immagini si vede partire la carica dei manifestanti, tu cosa hai visto?
I carabinieri sono scappati, ci hanno superato, noi abbiamo fatto retromarcia e siamo rimasti incastrati contro un cassonetto della spazzatura.
Cosa ti ricordi di quei momenti?
Solo un rumore infernale.
Quando vi siete incagliati cosa hai pensato?
Ci hanno lasciato soli, ci hanno abbandonato. Potevano intervenire perché c'erano i carabinieri e anche gli agenti della polizia. Potevano fare una carica per disperdere i manifestanti e invece non hanno fatto niente. Quel momento è durato una vita.
Quando hai estratto la pistola?
Quando mi sono visto il sangue sulle mani. Ero stato colpito alla testa. Ho tolto la pi
stola e ho caricato
Cosa vedevi davanti a te?Non vedevo praticamente nulla, ero quasi steso, solo Raffone era un po' più alzato. Mi è arrivato l'estintore sullo stinco, scalciando con i piedi l'ho ributtato giù. Loro continuavano con questo lancio di oggetti, io ho gridato che avrei sparato. Poi ho sparato in aria.
Sei convinto di aver sparato in aria?
Sono convinto di aver sparato in aria, non ho preso mira, è la verita
Quanti colpi hai sparato?
Due colpi, tutti e due in aria
Eri seduto?
Ero steso, con il braccio alzato verso l'alto, all'interno del defender. La mano era sopra la ruota di scorta del Defender.
Hai sentito solo i tuoi due colpi?
Sì. Dopo i due spari sul defender è salito un altro carabiniere che si chiama Rando di Messina e ha messo lo scudo sul vetro che avevano rotto. Davanti è salito un maresciallo dei Tuscania di cui non ricordo il nome. E siamo partiti. Eravamo diretti all'ospedale ma abbiamo dovuto allungare il percorso perché sulla strada c'erano i manifestanti, quelli di Agnoletto, che non volevano farci passare. Al pronto soccorso mi hanno ricoverato perché avevo perso molto sangue
Non vi siete accorti di quello che era successo a piazza Alimonda?
No. Ho saputo della morte di Carlo Giuliani alle 23 quando sono venuti in ospedale i carabinieri con un maggiore. Però non mi hanno comunicato la notizia in ospedale. Mi hanno fatto dimettere, mi hanno fatto firmare la cartella e mi hanno portato in caserma. Lì mi hanno detto che avevo ucciso un manifestante.
Come ti sei sentito in quel momento?
Mi è caduto il mondo addosso. Io sapevo di aver sparato però ero convinto anche di aver sparato in aria. Mi hanno fatto l'interrogatorio, mi hanno messo sotto pressione e io ho risposto quello che potevo rispondere. Hanno cercato di farmi dire qualcosa in più, ma io l'ho detto che non avevo sparato direttamente.
Quanto è durato l'interrogatorio?
Un'ora circa, intorno a mezzanotte
E dopo cosa è successo?
Mi hanno riportato alla fiera di Genova. Mi hanno fatto dare sette giorni di prognosi
Che ambiente hai trovato quando sei rientrato in caserma?
Mi chiamavano il killer. I colleghi hanno fatto festa, mi hanno regalato un basco dei Tuscania, "benvenuto tra gli assassini" mi hanno detto.
I colleghi erano contenti di quello che era capitato?
Si, erano contenti. Dicevano morte sua vita mia, cantavano canzoni. Hanno fatto una canzone su Carlo Giuliani
Tu come ti sentivi?
Io ero assente, non volevo stare con nessuno, mi sentivo troppo male.
Dopo tre giorni ti hanno mandato a Palermo
Ero felice di lasciare quel posto. Però appena arrivato in Sicilia sceso dall'autobus il colonnello mi ha preso a schiaffi
Perché?
Forse per scrollarmi un po', ma non lo so
A Palermo come ti hanno accolto i colleghi?
Tutti mi chiedevano, si informavano. Non ti dico che pressione psicologica
Ma a casa quando sei tornato?
Dopo una settimana che ero a Palermo mi hanno dato trenta giorni di convalescenza. Però mi hanno mandato nella caserma di Sellia e i miei genitori non potevano entrare. Mio padre tra l'altro era ricoverato in ospedale a Catanzaro. Io uscivo di nascosto, ma a Catanzaro non sono riuscito a salire.
Che idea ti sei fatto, era per proteggerti o perché non volevano che parlassi all'esterno?
Non lo so se mi proteggevano o avevano paura di qualcosa. Anche perché subito in quei giorni mi hanno messo gli psicologi per farmi controllare. Ma io che malattia avevo…
Certo che accettare di aver ucciso un ragazzo…
Ma io non ero sicuro di averlo ucciso. Mi venivano i dubbi perché se io ho sparato in aria come fanno a dire che l'ho colpito in faccia, che sono un cecchino
Avevi sparato prima di quel giorno?
Tre volte al poligono e non ti dico i risultati, non ne ho preso uno. Non ero buono con la pistola anche per questo mi hanno mandato al battaglione. Alle stazioni mandano quelli più bravi, gli altri vanno nei battaglioni.
Dopo Sellia ritorni in Sicilia…
Lì sono iniziati i problemi. Perché tutte quelle domande erano uno stress incredibile. Insomma ho iniziato a marcare visita. Mi hanno trasferito a Catanzaro al reparto comando, poi sono andato a un corso integrativo in Sardegna. Ma anche lì continuavano le domande e non ho neanche finito il corso. Sono tornato in Calabria e per due anni ho iniziato a lavorare a singhiozzo.
In questo periodo ti capita un altro episodio che ha fatto discutere. Ti salvi quasi miracolosamente da un incidente stradale.
Ho perso improvvisamente il controllo del veicolo. Lo sterzo è come se si fosse bloccato, non riuscivo più a sterzare.
Dopo questo periodo difficile però inizi a sentirti meglio e il 22 novembre 2004 ti sottoponi a una visita psichiatrica all'ospedale militare per tornare in servizio
Era parecchio che non lavoravo, mi sentivo di voler riprendere, ero più sereno, mi ero appena fidanzato. Il dottore Pagnotta dell'ospedale militare dopo avermi esaminato mi dice che ero idoneo. Porto il certificato in commissione medica e invece i tre ufficiali della commissione non ne tengono conto e mi dicono che mi fanno fare un'altra visita.
Perché un'altra visita?
Non me lo hanno detto. Mi hanno mandato dalla dottoressa Vittorina Palazzo. Secondo me avevano già deciso di congedarmi. Con la dottoressa ci eravamo già visti a Villa Bianca. Io ero andato perché prendevo delle gocce per dormire. Lei invece, senza visitarmi, mi ha fatto prendere l'Aldol. Dormivo venti ore al giorno, mi ha rovinato, non me lo doveva dare.
Fai quest'altra visita il 13 dicembre del 2004 e cosa succede?
La dottoressa mi ha dichiarato non idoneo. Mi è caduto il mondo addosso
Potevi però chiedere di essere destinato agli uffici?
Me lo hanno consigliato loro di fare domanda e io l'ho fatto. Non l'hanno accolta perché non ero inquadrato nella forza dell'Arma, perché ero ancora in ferma volontaria. I quattro anni però erano già scaduti, ma non ne hanno tenuto conto.
Hai presentato ricorso al Tar?
Ma dicono che è innamissibile il mio rientro, hanno prodotto la mia domanda per i ruoli civili sostenendo che io ero già consapevole di voler andare in ufficio, quando invece sono stati loro a consigliarmi di farla. E non hanno tenuto conto della mia causa di servizio, a me spetta il ruolo civile.
Perché non ti vogliono più?
Sono un capro espiatorio usato per coprire qualcuno. Le porte sono chiuse per Placanica
A logica però sarebbe stato più conveniente tenerti buono e non lasciarti solo?
Però se vengo congedato per problemi psichici chi mi crede! Per anni mi hanno sottoposto a uno stress psichico insopportabile. Mi hanno detto che i no global mi avrebbero ammazzato. Sono arrivati a dirmi che avrebbero ucciso mia moglie quando era incinta. Con il congedo che mi hanno dato chi mi darà un lavoro?
Eppure c'è una terza perizia…
Ho chiesto una perizia di parte effettuata da Mauro Notarangelo che ha certificato che io sto bene. Sono riuscito a ripulirmi da tutti i farmaci che mi hanno fatto prendere
A distanza di cinque anni quale è il tuo pensiero su questa vicenda?
Credo che mi sono trovato in un ingranaggio più grande di me. Che ero nel posto sbagliato, non si potevano mandare ragazzi inesperti e armati in quella situazione
Secondo te si è detta tutta la verità sul G8 di Genova?
No.
Cosa è rimasto all'oscuro?
Ci sono troppe cose che non sono chiare.
A cosa ti riferisci?
A quello che è successo dopo a piazza Alimonda. Perché alcuni militari hanno "lavorato" sul corpo di Giuliani? Perché gli hanno fracassato la testa con una pietra?
Hai posto queste domande ai tuoi superiori?
Una volta ho telefonato al maggiore Cappello. Lui mi ha detto che non dovevo avere dubbi. Però lui mi disse di aver saputo quanto successo la sera alle 20 e invece nelle immagini che ho rivisto si vede lui accanto al corpo di Giuliani. Io non ho sentito altri spari, però anche i colleghi che erano dentro al defender non hanno sentito i miei colpi. Ritengo che cremare il corpo di Giuliani sia stato un errore, forse si sarebbe potuto scoprire di più, qualcosa sul corpo forse c'era.
Sei alla ricerca della verità?
Si. Come fanno a dire che l'ho sparato in faccia. Non è vero. È impossibile. Non potevo colpire Giuliani. Ho sparato sopra la ruota di scorta del defender.
Perché hai deciso di parlare solo adesso?
Perché ci vuole coraggio e io finalmente l'ho trovato. Merito anche dell'avvocato a cui mi sono rivolto, Antonio Ludovico, che mi ha sempre sostenuto e mi ha consigliato di non aver paura della verità.