Ladypazz2
Eppure c’ero.
In un dove. In un cuore. In degli occhi. In delle parole.
Io c’ero.
Eppure, ho perso qualcosa.
1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27.
Tutti qui davanti a me. I miei anni.
Appesi alla parete della mia camera con uno scoach di carta che non vale niente.
Usandolo ho strappato la pelle dalle labbra.
Mi osservo nelle foto e mi lecco il sangue. E' ancora dolce.
A 9 anni ho un viso d’angelo, una margherita tra i capelli e le ballerine rosse ai piedi.
A 9 anni un bambino più alto di me ha cercato di baciarmi.
Io l'ho cacciato e lui mi ha spinto in acqua. Sotto c’era uno scoglio.
Dopo, ho succhiato e leccato tutto il sangue che usciva dalle gambe.
Non ho pianto. Nessuno doveva preoccuparsi, né spaventarsi.
" Mamma sono caduta con la bicicletta...non mi fa male, davvero ".
Sulle gambe ho ancora due cicatrici sbiadite.
Oggi, sembrano smagliature.
Capossela a 20. Coltrane a 21. De Andrè a 17. Hammond a 25. Subsonica e Marlene Kunts a 19 e a 27. Manu Chao a 21.
A 13 anni un mio compagno di classe mi ha afferrato al collo. Mentre stringeva mi ha detto che mi amava e che io dovevo amarlo.
Ho avuto paura. Non ho pianto.
A casa ho detto che mi ero graffiata con un ramo, mentre correvo.
Mi hanno creduto. Non volevo che gli accadesse nulla.
Aveva troppi problemi. Peggiori dei miei.
Pat Metheny a 26. Sex Pistols a 16. Tom Waits a 23.
A 11 anni mi sono quasi spaccata il mento.
Sono caduta per terra, mentre cercavo di trascinare mio padre dentro casa.
Erano le 10 di sera e lui era ubriaco, disteso per strada.
Quando gli chiedevo perché beveva, rispondeva che io non avevo nessuna colpa, che mi voleva bene.
Quella sera l’ho trascinato fino al suo letto, cercando di fare alla svelta. Prima che mamma rientrasse a casa e si accorgesse.
Dopo ho lavato la ferita.
La mattina seguente, mia madre e mio padre erano preoccupati per me.
" Cosa ti è successo, dove sei caduta? "
" Sono inciampata stanotte, vicino al letto, mentre al buio cambiavo le lenzuola... ma non mi fa male, davvero. "
Amy Winehouse oggi.

A 17 anni indossavo i Roy Rogers.
Jean's strappati e vissuti, appartenuti a mia sorella e alle mie cugine.
A quell’età volevo conoscere gente migliore di me.
Essere come me non mi è mai sembrata una bella cosa.
Chiedevo alla signora luna di proteggermi.
Desideravo, amavo, sognavo.
L’ho fatto al buio, guardando il soffitto a pancia in su.
Correndo, di giorno, a tagliare il vento.
Sorridendo, mentre puntavo un dito su un mondo di plastica.
Le ho chiamate persone incredibili e ho raccontato di loro alla luna.
Ne ho divinizzate alcune, amato altre.
Le ho contate sulle dita delle mani queste persone e ne sono andata fiera.
Oggi indosso jean's strappati, vissuti da me.
Oggi le mie dita si aprono e si incrociano.
Per terra non cade niente.

“E’ diventando assolutamente niente che si può diventare scrittori”.
Questa frase l’ha scritta Agota Kristof nel suo “Ieri”.
Questa frase mi schizzava in faccia questo pomeriggio, mentre a mezzo metro dall’acqua del mare, immaginavo la resistenza delle mie braccia se avessi nuotato fino allo scoglio di fronte.
Quando ero piccola, quello stesso scoglio, mi sembrava lontano centinaia e centinaia di metri.
Oggi che sono grande, mi sembra lontano centinaia e centinaia di kilometri.