Ladypazz2

A mezzanotte io e la mia amica decidiamo di andare in centro a prendere qualcosa da bere.
La gente è in strada, sui muri, seduta attorno ai tavolini dei bar. E' ovunque.
Ormai dobbiamo fare i conti con l'anticiclone libico, siamo nel pieno di una rivoluzione climatica. Questo è un argomento serio che dovrebbe sconvolgere non poco l'uomo. Dovrebbe.
Passeggiamo e dopo un po' riusciamo a trovare posto all'aperto in un bar affollatissimo.
Di fronte: l'anfiteatro, sopra le nostre teste: S. Oronzo.
Incrocio gli occhi di decine di persone, occhi e volti di corpi stravolti dal caldo.
Beviamo, ci raccontiamo e dopo due birre chiare si avvicina un ragazzo che mi porge un mazzo di rose e mi saluta. Ha venduto tutti i fiori in colpo solo.
Se ti potessi scattare una foto, dice la mia amica e ride. Continua a ridere, mentre le rose ad una ad una e piano piano mi sfuggono dalle mani. Molte cadono per terra e io investo in pieno l'imbarazzo. 100 rose, non una, non tre...tutte. Ho i soldi e ti conquisto.
Per quanto un gesto simile, da parte di uno sconosciuto, possa far piacere a molte donne, io ho la sensazione di essere in una scena del Padrino 2.
Finiamo di bere, ci alziamo e mi rendo conto che in molti stanno aspettando curiosi un mio gesto. Andiamo via. I fiori li lascio sul tavolino.
Il giorno dopo.
Sono le due di notte e questa sera lavoro. Ho una postazione tutta per me in spiaggia. E' quella dei mojitos. Il mojito è un coktail che mi diverte preparare. Io aggiungo sempre un terzo di rum scuro.
La mia postazione dà sul mare, un mare che dà sull'Albania.
Sono stanca, ma quanta gente c'è? Con il passare delle ore non distinguo più i volti, mi sembrano incerti, sfocati. La gente che beve mi sembra tutta uguale, ammattisce, sul serio.
Ad un certo punto mi accorgo di un ragazzo. E' un bello spettinato. Balla e sta seguendo con gli occhi una ragazza che sta andando via. Lei è molto in carne, botticelliana. Lui la invita a ballare e lei viene verso di me con un sorriso incastrato tra due fossette che le illuminano il viso. Mi chiede il favore di tenerle la borsa e poi corre da lui. I loro corpi e i loro sensi ballano, si cercano, si toccano. Le loro bocche a volte si sfiorano, ogni tanto ritornano sul bicchiere. Le loro dita si incrociano, lui è un bello e dannato, lei è sensuale nei movimenti.
Sta albeggiando e non riesco a smettere di guardarli.
Lo sguardo di lui rimane aggrappato a quello di lei. La felicità del corpo di lei attaccata a quella di lui.
Ad un tratto mi accorgo che con loro questo posto non è il solito posto.
C'è energia, è la loro e io la sento. Quei due sono il resto del mondo. Quello che ha ragione d'essere.
E' stato un momento di felicità improvvisa.
Erano le cinque del mattino ed ero in riva al mare.
Ho lanciato il corpo indietro e mi sono lasciata cadere.
Stesa sulla sabbia bagnata con lo sguardo rivolto al mare. C'era l'alba. L'ho guardata. Non avevo che gli occhi. I capelli neri, tinti, mischiati alla sabbia. I piedi nudi affondavano, le unghie erano dipinte di nero, la brezza del mattino mi asciugava i vestiti. Restavo in silenzio.
Per la prima volta avevo la percezione del presente.
Avevo ritrovato la mia terra, i miei tronchi, i miei muri in pietra.
Titolo
Il monologo di un folle
Il personaggio raccontato da Barbara Garlaschelli sarà un soggetto maschile.
Il personaggio raccontato da Enrico Gregori sarà un soggetto femminile.

Foto di Federico Federici
(pubblico in ordine di arrivo)
L'ESTREMO FIATO
di ENRICO GREGORI
Vaghe stelle dell’Orsa...ché ormai non ho più forza.
Piegata, surrogata e sventolata,
vuolsi così colà...tu non m'hai amata!
Per voi, solitaria col mio credo,
guardo, spio, rimiro. Ma non vedo.
Erano giorni sì, erano giorni
(della vita ho visto tutto
ma mi sfuggono i contorni).
Dicevo ch’eran giorni
bastardi e mansueti,
vincerà Montecchi
oppure Capuleti?
Io prendo pennelli,
rossetto e fondotinta,
ma la barca tornò sola
aiutata da una spinta.
Ombretto, rimmel, fard:
la faccia è un arabesco,
è un mese che non mangio,
a che serve questo desco?
Vi osservo, mi confondo,
da qui rimiro il tondo:
l'universa perfezione
che si stende a dismisura;
lasciami entrare e parlami,
è un sogno che non dura.
Stette la spoglia immemore,
signori mi consegno.
Non ho estro, ne’ arte
e manco tanto ingegno.
Ci provo, mi combatto,
sono all’estremo fiato,
rura cano rurisque
e Lucrezio è sistemato.
Vi piace? E' d'eccellenza?
M'importa poco e niente.
Al fin della licenza
fa bene anche chi mente.
D'io
di Barbara Garlaschelli
Dio mi parla ma non sempre Lo ascolto. Ho da lavorare, io, non posso sempre ascoltare tutti. Dio mi dice che vorrebbe avermi vicino, che bravo come sono Lo aiuterei. Perché io mi ricordo tutti i nomi. I nomi di chi è nato, di chi è morto, di chi deve pagare i suoi debiti… E cosa dice la preghiera? Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori… ma se non conosci i nomi, come fai? Io li conosco tutti, i nomi. E Dio lo sa, per quello mi vuole vicino a Sé. Ma non ho tempo, non ho tempo. Ho le mie rose da curare e i miei segreti da scrivere su un quadernetto con la copertina blu. I miei segreti non li conosce neanche Dio.
Un segreto è: mio padre mi tiene a dormire con sé. Manda la mamma a dormire con mia sorella Agata e lui dorme con me.
Vuole vicino solo me. Un po’ come Dio. Papà mi vuole bene e mi abbraccia sempre, tutte le notti, tutta la notte. Mamma è gelosa e grida che chiama i carabinieri, ma non lo ha mai fatto perché io piango e le dico che voglio stare con papà che se lei chiama i carabinieri mi butto sotto il treno. Veramente è papà a suggerirmi di dire queste cose a mamma, però funziona e lei i carabinieri non li ha mai chiamati.
Dio mi parla anche quando poto le mie rose. Gli piacciono molto, ma ha sempre qualcosa da dire sul concime che uso, allora io mi arrabbio e smetto di ascoltarLo. Io so come curare le rose.
Un altro segreto è: ho scritto tutti i nomi dei vicini di casa e li ho dati al Giovanni, il capo delle camice nere del nostro palazzo. Non proprio tutti i nomi, solo quelli che s’incontrano a casa dei Baralli e parlano male del Duce. Papà lo invitano sempre e anche lui parla male del Duce, ma poi quando torniamo a casa mi fa l’occhiolino e mi dice. “Li abbiamo fregati anche stavolta”. E’ lui che mi detta i nomi e poi mi manda dal Giovanni. Adesso è tanto che non s’incontrano più dai Baralli. Di uomini non ce ne sono più e le donne, come dice sempre mamma, hanno altro da fare che stare a perdere tempo a chiacchierare.
Dio mi parla e a volte lo ascolto. Mi ha fatto gli auguri anche l’altro giorno, quando ho compiuto diciotto anni. Mi ha detto: “Saverio, sei tra i mei preferiti e non vedo l’ora che tu stia con me”.
Un altro segreto è: ho visto mia sorella Agata nuda e mi è venuta voglia di toccarla. Ma lei non mi ha visto. Si stava spogliando per andare a dormire. Avrei voluto infilarmi nel letto con lei e tenerla abbracciata e accarezzarla come fa papà con me. Ma poi ho pensato che lei dorme con mamma e allora sarà lei a tenerla stretta. Mi è venuto da piangere però quando papà mi ha chiamato per andare a letto. Papà mi chiamava e io non riuscivo a muovermi. Mi veniva da piangere e da vomitare. Volevo scappare, non so perché. Volevo scappare con Agata, lontano. Ma poi ho pensato che nessuno curerebbe le mie rose, nemmeno Dio che ha già tanto da fare.
La potatura delle rose è importantissima. Ci sono rose di cui si eliminano i rametti che hanno già fiorito e altre che invece bisogna tagliarle ben bene. Le rose sono fiori delicati. Per quello hanno le spine. Per difendersi.
Papà vuole sempre che stia con lui, anche di giorno adesso. Dice che nessuno mi vuole bene come me ne vuole lui. Neanche la mamma o Agata. Nemmeno Dio. Ma Dio dice che nessuno può amarmi quanto mi ama Lui. Che Lui è i Padre di tutti i padri.
La voglia di scappare lontano cresce ogni giorno. Anche senza Agata. Non so perché ma non mi piace più che papà mi voglia con lui. Mi sento che mi manca il fiato quando mi chiama e sogno sogni cattivi.
Un altro segreto è: piango tutti i giorni mentre curo le mie rose. Piango e piango e smetto solo quando Dio mi parla e mi dice che mi aspetta perché io sono bravo e ha bisogno di uno come me che sa tutti i nomi e sa curare le rose.
Un altro segreto è: ho deciso che Lo accontento. Domani.