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Ladypazz e il suo Continuo Decervellamento di Stile. Blogger nell'anima, scrittrice famosa nella prossima vita, lettrice attenta, sceneggiatrice e regista di video e booktrailer. Amante del genere noir e non solo, crea fusioni tra libri e immagini e realizza la "Quinta di copertina"

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lunedì, 09 novembre 2009

 

Troppo tardi

di zop 


A stare sdraiati su un praticello sotto il sole, tra gli alberi, in primavera, certe volte dimentichi persino chi sei. Rimani lì a occhi chiusi. Abbandonato, come quando dormi. E ti sembra di essere niente.
Bello.

Ecco son qui spiaccicato nell’erbetta e non sono niente. Sono la natura. Mi annullo nel paesaggio. Devo dimenticare tutto. Il lavoro. Le preoccupazioni. Non voglio pensare a niente. Ma è difficile fare tabula rasa. I pensieri appaiono da soli anche se li scacci. Come il volto di quell’uomo che ho incrociato poco fa. Ci siamo scambiati uno sguardo insolito. Di quelli che comunicano qualcosa, anche se al momento non saprei dire cosa. Chissenefrega. Non m’importa.
Anche lui mi ha guardato in modo strano. Come se mi conoscesse. Come se nel volto, sotto la barba, nascondesse un nonsoché. Ma che importa? Adesso son qui, sdraiato nell’erba. Pancia all’aria. Immobile in ogni muscolo. A sentirmi niente. Che pace. Non devo pensare al lavoro. Un detective è sempre immerso nei propri crucci e non si lascia andare mai. Ti porti dietro in ogni momento le tue ossessioni. I tuoi sospetti. E non va bene. Tutti hanno bisogno di staccare, no? Quanto tempo è che non staccavi, detective? Quanto tempo è che non pensavi a niente? Non me lo ricordo più nemmeno io.
Che serenità.
Quell’uomo. Quell’uomo dallo sguardo torvo. L’ho già visto alla Bovisa, mi sa. L’anno scorso. Quando ho fatto arrestare la banda delle babyprostitute in schiavitù. Non aveva la barba allora, però. Ma perché continuare a pensarci? Sto troppo bene su questo prato. E’ come se non avessi il corpo. La gioia dell’atarassia. Non sentire nulla. Nemmeno i dolori. Nemmeno i rumori. L’ultimo rumore è stato quel boato. Quel suono che mi rimbomba ancora in testa come uno sparo. Subito prima di sdraiarmi qui nell’erba. Poi la sensazione di calore sulla testa. Un caldo umido e bagnato che cola lungo il collo. Inzuppa la camicia. Intorno a me vedo delle ombre. Si agitano. Si muovono come aliti di vento. Gridano. Non capisco cosa dicono. Ma non m’importa. Mi scuotono. Ma io tanto non mi muovo da questo prato. Non reagisco. Come si chiamava quell’uomo? Georgi mi pare. Certo. Georgi. Quello che sbraitava che me l’avrebbe fatta pagare. Adesso capisco. Mi sembra di sentire un suono di sirene. L’ambulanza mi sta portando via. Questo è l’ultimo caso di omicidio che risolvo. Troppo tardi.

http://zop.splinder.com/



postato da: ladypazz2 alle ore 14:07 | link | commenti (2)
categorie: racconti, zop

Commenti
#1    09 Novembre 2009 - 20:58
 
Stavolta che mi stavo ripromettendo di complimentarmi per la tua vena poetica ...
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Simonedejenet

#2    13 Novembre 2009 - 08:23
 
Zoppissimo!!!
utente anonimo

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