Ladypazz2
Succede a molti almeno una volta nella vita.
Succede che non ti bastano i Beatles, e non ti bastano la nebbia e le stelle, non ti basta la polvere dei tuoi libri, né le tue lampade vintage, né quella malinconia per i film in bianco e nero che ti spari in vena da quando avevi quindici anni.
Succede che non hai più voglia di cantare nella tua stanza al buio.
Che il buio da grande inizia a farti paura, perché di notte i ricordi ti graffiano i desideri.
Succede che certe notti ti svegli, perché ti sembra che qualcuno stia afferrando le tue caviglie con l'intenzione di buttarti giù dal letto e vorresti afferrare per prima il tuo cuore e gettarlo fuori dalla finestra.
Succede che sei bionda e continui a tingerti i capelli di nero.
Succede che non ti fidi degli uomini perché sono come tuo padre.
Succede che hai paura delle donne perché non vuoi sapere com'eri cento anni fa.
Succede che ascolti quella commerciale in macchina, perché i soldi per un impianto non ce l'hai e prima o poi ti abitui.
Succede che le tue lampade rimangono spente, perché così penseranno che in casa non c'è nessuno.
Succede che adesso quei libri servono a riscaldare, mentre continui ad accarezzare Charlie Chaplin sul tuo televisore di venti kg, mentre le bottiglie rotolano e la cicca che spegni sul parquet è quella del giorno prima.



Ho 7 anni e voglio colorare tutte le mura del mio paese con i miei acquerelli.
Stavolta non tremerò.
Inseguire lucertole e farfalle, nascondermi sugli alberi, disegnare le nuvole e contare fino a un milione.
Io sono forte.
Voglio cantare e ballare sul prato verde delle colline. Imparerò a suonare il violino e un giorno madames e monsieurs mi applaudiranno nel teatro più grande di Parigi.
Voglio che ci sia la pace e voglio conoscere tutti i bambini del mondo. Voglio inventare un colore nuovo e vivace per dipingere il buio della notte.
Chiuderò e stringerò forte gli occhi.
Voglio dare un nome a ogni stella e la più grande avrà il mio nome.
Non ti supplicherò. Sarò forte.
Voglio avere sei bambini e sposarmi da grande.
Voglio diventare un'attrice famosa e andare a vivere a Hollywood.
Chiuderò gli occhi e vedrò il mare e noi due che giochiamo con i castelli di sabbia.
Voglio aiutare i poveri del terzo mondo.
Sarò così lontana con l'immaginazione che non sentirò dolore.
Voglio una piscina nel giardino e un cane grosso e bianco.
Non ti chiederò il perché.
Voglio da grande proteggere gli indifesi.
Non ti odierò.
Voglio diventare una brava pittrice.
Un giorno guarirai.
Voglio imparare il linguaggio degli animali e parlare con gli uccelli e chiedere se un giorno potrò partire con loro.
Voglio parlare con Gesù e pregare perché tu possa essere felice.
Voglio ridere e sorridere tutta la vita.
Dopo mi addormenterò e quando mi sveglierò sarà stato solo un brutto sogno.
Piove. E' un grigio pomeriggio di gennaio.
Per molti oggi è così. Per me no.
La pioggia mi dà sicurezza.
Allena i miei pensieri. Rafforza le mie idee.
C' è una pioggerellina sottile, silenziosa, simile a quella di Londra.
Mi piace la pioggia, perché è romantica, unisce, ricorda.
Quando piove invito gli amici a cena.
Questa sera preparo il cous cous. Il kebab l'ho ordinato. Le salsine e le spezie non mi mancano.
Il vino l'ho fatto io.
Ho invitato Luca e la sua ragazza astemia, l'ultimo album di Vinicio Capossela,
Andrea e le sue chiacchiere; alcune sono interessanti altre, vertono un po' troppo sulle donne. Finisco sempre col chiedergli come mai molti uomini hanno sempre così tante idee interessanti su quello che faranno per me e le altre donne.
Mi piace la pioggia, perché è dispettosa.
Oggi piove su tutti, ricchi e poveri.
Molti uomini e molte donne trascorrono la loro vita scendendo a patti con una falsa immagine di loro stessi.
La maggior parte della gente è povera.
La maggior parte di noi non vuol sentirselo dire.
La povertà potrebbe diventare una forza per una comunità e invece rimane un difetto da nascondere.
Ho visto famiglie andare in disgrazia, perché volevano imitare i ricchi.
I miei vicini hanno comprato un Audi e spesso non riescono a comprare il pane.
Lui ha lavorato 16 ore al giorno per due anni, per permettersi almeno una volta nella vita, una cena il 10 di agosto, nel miglior ristorante della località estiva scelta dai ricchi.
E mentre cenano non si guardano in faccia.
E mentre cenano, nel ristorante di lusso, i ricchi non ci sono.
Accanto a te c'è la plebe. Quella che pensavi di aver lasciato a casa.
E quella settimana al mare farai la fila esattamente come in città.
C'è troppo traffico e lo yacht non ce l'hai.
50 euro una coca cola e l'elicottero non ce l'hai.
I ricchi, i veri ricchi, non confondono la gente.
I ricchi cenano solo con i ricchi. Loro non si sbagliano.
Il sistema loro non lo subiscono, lo hanno creato.
Hai trascorso due anni della tua vita lavorando 16 ore al giorno e non hai scattato nessuna foto ai tuoi figli.
Hai pagato duemila euro una cena per raccontarlo ai tuoi amici rimasti in città. Saranno orgogliosi di te.
"Ogni mattina in Africa, quando sorge il sole una gazzella si sveglia, sa che dovrà correre più del leone o verrà uccisa.
Ogni mattina in Africa, quando sorge il sole un leone si sveglia, sa che dovrà correre più della gazzella o morirà di fame.
Ogni mattina in Africa, non importa che tu sia un leone o una gazzella, l'importante è che tu incominci a correre."
Ho comprato un tappeto, è di canna di bambù.
Ieri, a pancia in su sul tappeto, ascoltavo Bill Frisell, un chitarrista che, secondo me, non può essere definito facilmente all'interno di un genere.
So per certo che ha un suono unico.
E pensavo al mio modo di guardare le cose.
Spesso ho pensato fosse unico.
Lo consideravo un valido strumento di evasione.
Ricordo che a sette anni, la mia famiglia, come tutte le famiglie del paese quel giorno, aveva trascinato incredulità e curiosità verso la chiesa del santo patrono per vedere il miracolo della Madonna che piangeva da due giorni.
Sembravano tutti essere destinatari di un miracolo che a me non interessava.
Io ero rimasta fuori a fissare una porta e delle mani che sporgevano dalle ante.
Erano mani grandi di donna anziana e chissà chi era quella donna e cosa avevano fatto quelle mani, cosa avevano raccolto e cosa avevano toccato. Da piccola i racconti dei grandi su come avevano superato le difficoltà della guerra erano i miei preferiti. Come nascondevano, come proteggevano, come comunicavano e si aiutavano l'un l'altro. Forse chi crede che la guerra sia una cosa giusta non ha mai ascoltato racconti veri, di gente vera intendo. Forse ha ascoltato le chiacchiere da salotto di qualche intellettuale di sinistra e di destra che per terra, per bere, non ha mai leccato. O forse è semplicemente un pazzo.
Ho sempre osservato le cose più imbarazzanti, apparentemente meno ghiotte e appariscenti.
Ho sempre cercato di saltare il muro di ogni tabù, di ogni convenzione, di ogni sortilegio.
All'inizio credevo di poter essere una persona interessante per questo.
Ma ritrovarsi in una stanza nera con i fari rossi e la gente che balla e si diverte, mentre tu hai un'erezione vertebrale nell'osservare certe dinamiche tra cacciatori e prede, col tempo fa sentire diversi.
Spesso ho la sensazione di non riuscire a cogliere l'essenziale.
Ho letto da qualche parte che questa sensazione ce l'ha l'autodidatta.
Ma se qualcuno mi dovesse insegnare io finirei col diventare un prototipo, magari numerato, e i miei racconti e le mie immagini e i miei colori avrebbero un alibi.
Io invece voglio essere libera.
Ho dato a Luca, il mio vicino innamorato e incasinato, il primo capitolo della storia che sto scrivendo.
E' da due giorni che non si fa vivo.
Sarà mica imbarazzato?
Lo so che non c'è nulla di unico nel guardare le cose a pancia in su, semplicemente, certe volte, ti può capitare di sorridere alle stelle.
Ladypazz
è quando sei persa che guardi i tuoi sogni e le tue idee scivolare giù, lungo le tue braccia e poi lungo i fianchi. fai finta niente, mentre si arrampicano sulle tue ginocchia. ma quando li vedi aggrapparsi ai tuoi piedi per non cadere, non ce la fai a scrollarteli di dosso, e allora ti stendi sul letto e lo fai puntando in alto i piedi per farli scivolare sulla tua pancia. ti fanno il solletico e inizi a sorridere. è il più bel solletico mai provato. quello che ti fa vivere e sentire viva.
Ladypazz è in cerca...

Peppino Impastato muore nel 1978, nel giorno del delitto Moro. Oscurati dalla tragedia nazionale in atto in quei giorni, la sua storia e la sua tragica fine resteranno ignoti alla massa per più di vent'anni, sino all'uscita del film.
Quando il cinema risveglia la coscienza civile, la capacità di indignarsi delle persone oneste e consegna alla storia la vicenda sino ad allora semisconosciuta di un coraggioso eroe locale, allora è grande cinema.
Numerosi i riconoscimenti ottenuti da questa pellicola, per il suo alto valore civico ed artistico.
L'ho rivisto per la seconda volta questo pomeriggio e dopo anni considero ancora questo film il più bello in assoluto tra quelli italiani. Il racconto prevede uno strano triangolo, in cui un aitante giovane si trova a dover scegliere tra l'amore ossessivo di un nano e quello di una bella ragazza..
..e dopo che lo hai visto chiederai a chi era con te..
" ma tu ci staresti mai con un imbalsamatore?"
" E tu con un nano?"
..oggi mi ritrovo questo film per le mani in vhs..chissà se il mio vecchio videoregistratore ancora ce la fa..

" Vengono fuori gli animali piu' strani, la notte: puttane, sfruttatori, mendicanti, drogati, spacciatori di droga, ladri, scippatori. Un giorno o l'altro verra' un altro diluvio universale e ripulira' le strade una volta per sempre. "