Ladypazz2
Oggi ospito un racconto di Cristiano Tinazzi.
Giornalista professionista freelance, saggista, autore televisivo.
Il suo sito: http://tinazzi.blogspot.com/
Tra le sue pubblicazioni:
Il cuore nel ghiaccio
Testimonianza di un soldato italiano nella campagna di Russia
Grazie Cristiano

Se avessi scelto un'altra vita
Al tavolo, col mio portatile, cerco di trovare un filo conduttore per scrivere. Il vino non aiuta. Non ci riesco. Eppure scrivere è il mio mestiere. Faccio il giornalista. La prossima volta che rinasco cambio mestiere...Troppi problemi, troppe incertezze, troppi casini che si accumulano uno sull'altro e che non riescono a districarsi. Forse se avessi fatto un altro lavoro...cazzate! Il problema sono io. Ho un qualche difetto di fabbricazione. Non funziono, tutto lì. Emotivamente piatto. Inconcludente. Trentasette anni buttati nel cesso. Mi si chiede di trovare un flashback, un racconto improntato su di esso. Il mio racconto è questo.
Cazzo sto facendo qui, cosa sto facendo qui. In macchina, in campagna, ad attendere i colpi di pistola. Li aspetto, lo so che manca poco, potrebbe essere questione di secondi, eppure l'attesa è infinita. Mi hanno chiesto di stare qui, in macchina, il motore acceso. Pochi secondi hanno detto. Perché sono qui? Sentito il colpo non ci sarà più niente da fare. Fuori, con gli altri, nel mondo, con la famiglia e dentro di me. Dopo il primo colpo non sarà più niente uguale.
Autobiografia romanzata? Finzione? Non lo so neanche io. Dopo tanti anni non me lo ricordo più. Eppure in quella macchina, in quella via di campagna, di notte, la nebbia, Sì, ero lì e chi è uscito aveva una pistola. Una Beretta.
“Entriamo e spariamo nel mucchio. Così mettiamo in pratica tutto quello che abbiamo sempre detto. Tu aspetta qui”. Il carrello della Beretta scorre e carica in canna il proiettile. Funzionare funziona. L'avevamo provata sui cartelli stradali, sparando ai lampioni. Non c'era nessuno in giro. Un paese disperso nella nebbia della campagna lombarda. I carabinieri lontani. E poi noi avevamo un cannone tra le mani. Stronzi e invincibili.
Lei dice che non sono capace di provare sentimenti. Probabile. Eppure no, non è vero. Li tengo solo in fondo ad un cassetto, nascosti, piegati bene come lenzuola che non userò mai, quelle per gli ospiti che non ho. Il problema è che non posso permettermi di tirarle fuori, quelle lenzuola. Questione di sopravvivenza, e io sono un barbone dell'anima.
C'era una cascina, ad un centinaio di metri. La luna, la notte e tanta umidità. C'era il mio sudore che colava dalla testa e tanti pensieri, troppi, di quelli che ti vengono quando stai male e sei reduce da una sbronza e giuri su Dio che non berrai più e basta qualsiasi droga e basta tutto e pensi alla Madonna e alle pene e ai supplizi dei santi e ti dici cazzo ma io sono retto io VOGLIO ESSERE RETTO. Aspetto e non succede niente. Mi scappa da pisciare ma ho paura ad uscire, perchè se sento i botti...dico che è finita e poi, poi niente. Tornano. “C'erano due che scopavano”, dicono, “sarà per la prossima volta”.
Due che scopavano sono stati il passaporto per il mio futuro, la mia vita, quella fottuta vita che scorre e che non si è mai fermata, neanche quando il mio cuore ha smesso di far male ma non di battere. Il mio cuore. Anche quello sta in un cassetto, tra un lenzuolo piegato e l'altro.