UN CONTINUO DECERVELLAMENTO DI STILE

Ladypazz2

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Ladypazz e il suo Continuo Decervellamento di Stile. Blogger nell'anima, scrittrice famosa nella prossima vita, lettrice attenta, sceneggiatrice e regista di video e booktrailer. Amante del genere noir e non solo, crea fusioni tra libri e immagini e realizza la "Quinta di copertina"

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sabato, 05 dicembre 2009

storie di caffè e altro

Al risveglio una tazza di caffè amaro
e poi ancora una
al bar vicino casa prima di iniziare a scrivere.
Certe volte mentre bevo il mio caffè  penso che mi piacerebbe un risveglio diverso, con una tazza di tè fumante.
Trovarmi nel deserto con uno zaino in spalla alla scoperta di villaggi di paglia e fango. Salire, perché no, su una jeep in cerca di orizzonti infiniti.
Lo sapevate che la carta igienica nel deserto non si degrada?
Ne parlavo con un amico ieri sera a cena :-) bei discorsi, vero?
Il mio amico Andrea mi ha confidato che pensa di aver perso il suo fascino, non per i suoi 41 anni, ma perché l'azienda per la quale lavora sta per fallire.
C'è crisi e nessuno ne parla per davvero. Andrea sta perdendo stima in se stesso.
- senza lavoro un uomo che cos'è? non ho nemmeno voglia di fare sesso.
così mi ha detto.
Buona giornata a tutti.


mercoledì, 07 ottobre 2009

intanto


una parte di me.
quella che balla.


.

postato da: ladypazz2 alle ore 11:37 | link | commenti (5)
categorie: musica, amore, donne, blog, la mia vita, decervellamento, ladypazz
martedì, 28 aprile 2009

succede

 

Succede a molti almeno una volta nella vita.
Succede che non ti bastano i Beatles, e non ti bastano la nebbia e le stelle, non ti basta la polvere dei tuoi libri, né le tue lampade vintage, né quella malinconia per i film in bianco e nero che ti spari in vena da quando avevi quindici anni.
Succede che non hai più voglia di cantare nella tua stanza al buio.
Che il buio da grande inizia a farti paura, perché di notte i ricordi ti graffiano i desideri.
Succede che certe notti ti svegli, perché ti sembra che qualcuno stia afferrando le tue caviglie con l'intenzione di buttarti giù dal letto e vorresti afferrare per prima il tuo cuore e gettarlo fuori dalla finestra.
Succede che sei bionda e continui a tingerti i capelli di nero.
Succede che non ti fidi degli uomini perché sono come tuo padre.
Succede che hai paura delle donne perché non vuoi sapere com'eri cento anni fa.
Succede che ascolti quella commerciale in macchina, perché i soldi per un impianto non ce l'hai e prima o poi ti abitui.
Succede che le tue lampade rimangono spente, perché così penseranno che in casa non c'è nessuno.
Succede che adesso quei libri servono a riscaldare, mentre continui ad accarezzare Charlie Chaplin sul tuo televisore di venti kg, mentre le bottiglie rotolano e la cicca che spegni sul parquet è quella del giorno prima.


postato da: ladypazz2 alle ore 11:09 | link | commenti (30)
categorie: amore, donne, libri, cinema, blog, fantascienza, corto, decervellamento, ladypazz
sabato, 07 febbraio 2009

punta tacco


Ho 7 anni e voglio colorare tutte le mura del mio paese con i miei acquerelli.
   
  Stavolta non tremerò.
Inseguire lucertole e farfalle, nascondermi sugli alberi, disegnare le nuvole e contare fino a un milione.
   
Io sono forte.
Voglio cantare e ballare sul prato verde delle colline. Imparerò a suonare il violino e un giorno madames e monsieurs mi applaudiranno nel teatro più grande di Parigi. 
Voglio che ci sia la pace e voglio conoscere tutti i bambini del mondo. Voglio inventare un colore nuovo e vivace per dipingere il buio della notte.
   
Chiuderò e stringerò forte gli occhi.
Voglio dare un nome a ogni stella e la più grande avrà il mio nome.
    Non ti supplicherò. Sarò forte.
Voglio avere sei bambini e sposarmi da grande.
Voglio diventare un'attrice famosa e andare a vivere a Hollywood.
   
Chiuderò gli occhi e vedrò il mare e noi due che giochiamo con i castelli di sabbia.
Voglio aiutare i poveri del terzo mondo.
    Sarò così lontana con l'immaginazione che non sentirò dolore.
Voglio una piscina nel giardino e un cane grosso e bianco.
   
Non ti chiederò il perché.
Voglio da grande proteggere gli indifesi.
   
Non ti odierò.
Voglio diventare una brava pittrice.
   
Un giorno guarirai.
Voglio imparare il linguaggio degli animali e parlare con gli uccelli e chiedere se un giorno potrò partire con loro.
Voglio parlare con Gesù e pregare perché tu possa essere felice.
Voglio ridere e sorridere tutta la vita.
Dopo mi addormenterò e quando mi sveglierò sarà stato solo un brutto sogno.

Ho 28 anni e sento miei solo i colori più spenti.
   
Tremo come la prima volta.
Inseguo cani randagi sperando che mi sbranino, disegno steli senza boccioli e conto i giorni che spero mi rimangano da vivere.
   
Piango disperata.
Vivo nel mio silenzio senza musica. Spero che qualcun altro stia contando le stelle e  sia diverso da me.
    <Ti supplico non farlo!>
Non voglio avere figli, mi odieranno e si vergogneranno di me.
   
Piango e urlo.
Voglio non pensare a quella vasca nel mio bagno o mi suiciderò dentro.
   
Fisso quel cavallo di legno.
Non potrò chiedere agli uccelli di portarmi con loro, perché io ho le ali spezzate.
   
E' sempre lo stesso dolore. E' sempre lo stesso odore.
Non parlerò con Gesù perché non credo più in niente.
   
<Smettila ti prego!>
Io non sorrido più.
   
<Nooooh!>
Dopo mi addormenterò e saranno incubi e quando mi sveglierò sarai tu alla stessa ora, sarai di nuovo lì bramoso tra le mie gambe. Un giorno mi ammazzerò.

Ladypazz

lunedì, 26 gennaio 2009

dosi minime

 

Rientro a casa camminando sul lato destro della strada. Le mani sono ben nascoste in tasca.
Un tempo questa era la via degli internet point, dei profumi speziati, dei ristoranti senegalesi, quella delle Nancy bionde tinte e a mano tesa, quella dei negozi di tutto il mondo.
Era una città giovane e in movimento.
Per vivere vendevo la storia dell'uomo delle montagne nere del Dakota.
La sua donna lo aveva abbandonato per un altro uomo. Un discreto successo nel mio quadrato affittato di metropolitana.
E camminavo leggera, la musica mi seguiva.
La vita scorreva, la gente attorno a me non mi vedeva.
La gente o correva o digiunava.
Un tempo era così.
La mia vita era povera, ma meno complicata.

Oggi cammino veloce verso casa, qualcun altro accanto a me cammina a gattoni, con le chiappe al vento.
Sempre attenta a chi cavalca, a chi azzanna, a chi ti vuol pisciare addosso, a chi ha la rabbia, a chi ha fame, a chi ti annusa e vuole accoppiarsi.
Canto ancora e sopravvivo, il microfono lo afferro con la mia zampa di gallina.
C' è una Nancy sul marciapiede, gamba e coscia di pollo ferita accavallate.
Un gheppio le è piombato addosso e cerca di staccarle un pezzo di carne.
Vattene via bastardo di un pennuto, con questa ci vivo!
Le Nancy di oggi non sono quelle di ieri. Finite per strada dopo esperimenti andati male, non sono più in grado di lavorare. Un tempo questa mezza donna era commessa in Oxford Street.
Le strappo di dosso il gheppio e lei mi regala una piuma.
Nancy vende un pezzo di pollo al giorno per sopravvivere e quando ha fame vorrebbe strapparne un pezzo coi denti, ma ha troppa paura di arrivare all'osso.
Quando posso permettermelo le regalo qualche steroide.

Riprendo la via di casa e penso a come è potuto accadere tutto questo.
Tutto è iniziato dieci anni fa, quando ci siamo sottoposti alle cure genetiche.
Le sponsorizzavano in televisione.
Avevano scoperto che per anni i soldati erano stati sottoposti a mutazioni genetiche, per essere invincibili in guerra.
Quando il petrolio terminò anche le guerre terminarono e si iniziò a sperimentare le mutazioni in altri campi. Ci dissero che per sopravvivere saremmo dovuti essere più competitivi sul lavoro.
Così ci dissero e ci convinsero.
Quello che non ci dissero fu che le mutazioni genetiche non erano per tutti uguali. Chi aveva meno soldi aveva meno garanzie sul risultato finale.
I ricchi divennero leoni, tigri, iene, squali.
I poveri invece erano troppo poveri per potersi sottoporre alle mutazioni, perciò rimasero umani.
Io non ero certo ricca, ma volevo migliorare la qualità della mia vita.

Il mio braccio divenne una zampa di gallina. La gamba di Nancy una coscia di pollo, il fruttivendolo sotto casa aveva per piedi due tonni e sparava tutto il giorno ai gatti.
Il mercato intanto, crollato anni prima, si era rigenerato.
Oggi le multinazionali di antipulci e antizecche, con a capo manager leoni, tigri, squali e iene, fanno affari d'oro.
Le farmacie sono strutture blindate all'interno delle banche.
Tutti assumono anabolizzanti, antibiotici, proteine e steroidi. Non tutti possono permetterselo. Io ho chiesto un piccolo mutuo, ma mi è stato rifiutato, come cantante di strada non ho abbastanza garanzie.
E poi c'e il problema dello stato che ogni mese manda a casa gli ispettori sanitari.
Ci sono norme igieniche severissime da rispettare. Ai miei vicini, il mese scorso, hanno portato via un figlio, perché aveva una zecca in testa.
Io non ho figli, non ho un compagno, non ho nessuno.
Il mio ragazzo si è suicidato un anno fa.
Piangevo davanti a lui, mentre lo legavo e piangevo di nascosto perché la sua testa era diventata quella di un lupo.
Con la luna piena non riusciva a controllare i suoi istinti.
Una sera ha cercato di azzannarmi mentre dormivo.
La sera dopo mi ha lasciato un biglietto:“Una notte di queste riuscirò a spezzare le corde e ti mangerò, non posso più vivere, ti amo. Per sempre tuo”

Finalmente arrivo a casa, sulla porta c'è Carmelo, il più povero del quartiere, troppo povero per potersi permettere una mutazione.
Ho fame Sandra.
Inizio a tremare, Carmelo ha un coltello tra le mani.
Stai calmo adesso salgo su e ti preparo qualcosa da mangiare.
Dite tutti così.
Zam! Un taglio netto al mio braccio. Sangue dappertutto. Perdo i sensi dopo l'arrivo dei corvi.
Adesso sono una Nancy, sopravvivo per strada.
Distanti da me ci sono i ricchi, sempre più ricchi e senza scrupoli.
Attorno a me  ci sono le persone che convivono con le loro mutazioni e quelle degli altri.

E io ho fame, sempre più fame, non canto senza un braccio e lei è lì, sul marciapiede con la sua coscia di pollo...


 Questo racconto  è nato dopo aver letto il bellissimo " Strategie stabili per quadri intermedi " di Eileen Gunn


lunedì, 19 gennaio 2009

son guiro, dall'altro lato mi rigiro

    

Piove. E' un grigio pomeriggio di gennaio.
Per molti oggi è così. Per me no.
La pioggia mi dà sicurezza.
Allena i miei pensieri. Rafforza le mie idee.
C' è una pioggerellina sottile, silenziosa, simile a quella di Londra.
Mi piace la pioggia, perché è romantica, unisce, ricorda.
Quando piove invito gli amici a cena.
Questa sera preparo il cous cous. Il kebab l'ho ordinato. Le salsine e le spezie non mi mancano.
Il vino l'ho fatto io.
Ho invitato Luca e la sua ragazza astemia, l'ultimo album di Vinicio Capossela,
Andrea  e le sue chiacchiere; alcune sono interessanti altre, vertono un po' troppo sulle donne. Finisco sempre col chiedergli  come mai  molti uomini hanno sempre così tante idee interessanti su quello che faranno per me e le altre donne.
Mi piace la pioggia, perché è dispettosa.
Oggi piove su tutti, ricchi e poveri.
Molti uomini e molte donne trascorrono la loro vita scendendo a patti con una falsa immagine di loro stessi.
La maggior parte della gente è povera.
La maggior parte di noi non vuol sentirselo dire.
La povertà potrebbe diventare una forza per una comunità e invece rimane un difetto da nascondere.
Ho visto famiglie andare in disgrazia, perché volevano imitare i ricchi.
I miei vicini hanno comprato un Audi e spesso non riescono a comprare il pane.
Lui ha lavorato 16 ore al giorno per due anni, per permettersi almeno una volta nella vita, una cena il 10 di agosto, nel miglior ristorante della località estiva scelta dai ricchi.
E mentre cenano non si guardano in faccia.
E mentre cenano, nel ristorante di lusso, i ricchi non ci sono.
Accanto a te c'è la plebe. Quella che pensavi di aver lasciato a casa.
E quella settimana al mare farai la fila esattamente come in città.
C'è troppo traffico e lo yacht non ce l'hai.
50 euro una coca cola e l'elicottero non ce l'hai.
I ricchi, i veri ricchi, non confondono la gente.
I ricchi cenano solo con i ricchi. Loro non si sbagliano.
Il sistema loro non lo subiscono, lo hanno creato.
Hai trascorso due anni della tua vita lavorando 16 ore al giorno e non hai scattato nessuna foto ai tuoi figli.
Hai pagato duemila euro una cena per raccontarlo ai tuoi amici rimasti in città. Saranno orgogliosi di te.

"Ogni mattina in Africa, quando sorge il sole una gazzella si sveglia, sa che dovrà correre più del leone o verrà uccisa.
Ogni mattina in Africa, quando sorge il sole un leone si sveglia, sa che dovrà correre più della gazzella o morirà di fame.
Ogni mattina in Africa, non importa che tu sia un leone o una gazzella, l'importante è che tu incominci a correre."


Con questa frase il sistema ci ha convinto e ha vinto. 
Io invece che sono un "guiro" mi verso un bicchiere di vino...
..alla salute.

"... I dubbi della vita mi pongo ma più ci ripenso più nel letto sprofondo..." V. Capossela








sabato, 10 gennaio 2009

a pancia in su

Ho comprato un tappeto, è di canna di bambù.
Ieri, a pancia in su sul tappeto, ascoltavo Bill Frisell, un chitarrista che, secondo me, non può essere definito facilmente all'interno di un genere.
So per certo che ha un suono unico.
E pensavo al mio modo di guardare le cose.
Spesso ho pensato fosse unico.
Lo consideravo un valido strumento di evasione.
Ricordo che a sette anni, la mia famiglia, come tutte le famiglie del paese quel giorno, aveva trascinato incredulità e curiosità verso la chiesa del santo patrono per vedere il miracolo della Madonna che piangeva da due giorni.
Sembravano tutti essere destinatari di un miracolo che a me non interessava.
Io ero rimasta fuori a fissare una porta e delle mani che sporgevano dalle ante.
Erano mani grandi di donna anziana e chissà chi era quella donna e cosa avevano fatto quelle mani, cosa avevano raccolto e cosa avevano toccato. Da piccola i racconti dei grandi su come avevano superato le difficoltà della guerra erano i miei preferiti. Come nascondevano, come proteggevano, come comunicavano e si aiutavano l'un l'altro. Forse chi crede che la guerra sia una cosa giusta non ha mai ascoltato racconti veri, di gente vera intendo. Forse ha ascoltato le chiacchiere da salotto di qualche intellettuale di sinistra e di destra che per terra, per bere, non ha mai leccato. O forse è semplicemente un pazzo.

Ho sempre osservato le cose più imbarazzanti, apparentemente meno ghiotte e appariscenti.
Ho sempre cercato di saltare il muro di ogni tabù, di ogni convenzione, di ogni sortilegio.
All'inizio credevo di poter essere una persona interessante per questo.
Ma ritrovarsi in una stanza nera con i fari rossi e la gente che balla e si diverte, mentre tu hai un'erezione vertebrale nell'osservare certe dinamiche tra cacciatori e prede, col tempo fa sentire diversi.

Spesso ho la sensazione di non riuscire a cogliere l'essenziale.
Ho letto da qualche parte che questa sensazione ce l'ha l'autodidatta.

Ma se qualcuno mi dovesse insegnare io finirei col diventare un prototipo, magari numerato, e i miei racconti e le mie immagini e i miei colori avrebbero un alibi.
Io invece voglio essere libera.
Ho dato a Luca, il mio vicino innamorato e incasinato, il primo capitolo della storia che sto scrivendo.
E' da due giorni che non si fa vivo.
Sarà mica imbarazzato?
Lo so che non c'è nulla di unico nel guardare le cose a pancia in su, semplicemente, certe volte, ti può capitare di sorridere alle stelle.

Ladypazz


lunedì, 22 dicembre 2008

in direzione ostinata e contraria

è quando sei persa che guardi i tuoi sogni e le tue idee scivolare giù, lungo le tue braccia e poi lungo i  fianchi. fai finta niente, mentre si arrampicano sulle tue ginocchia. ma quando li vedi aggrapparsi ai tuoi piedi per non cadere, non ce la fai a scrollarteli di dosso, e  allora  ti stendi sul letto e lo fai puntando in alto i piedi per farli scivolare sulla tua pancia. ti fanno il solletico e inizi a sorridere. è il più bel solletico mai provato. quello che ti fa vivere e sentire viva.

sabato, 20 dicembre 2008

A.A.A.

                     Ladypazz è in cerca...

... di una buona idea 

domenica, 14 dicembre 2008

cambio di prospettiva

foto mia

...è che stavo continuando a guardare il mare...

postato da: ladypazz2 alle ore 15:31 | link | commenti (23)
categorie: decervellamento
mercoledì, 03 dicembre 2008

contro tempo

 

Perché non riesco a gestire il tempo? A 9 anni desideravo spesso di poterlo fermare. Fermare tutto. Fermare la gente. La sola a camminare nel mio paese. La sola in Italia e nel mondo ad agire. Ci avete mai pensato a quante cose si possono realizzare con un simile potere? Io aspettavo solo di trovare sotto il cuscino una bacchetta blu e magica con una  stella gialla in cima. Avrei bloccato il tempo e sarei andata in giro per il mondo. Sarei andata in America e avrei visitato tutti quei posti cerchiati col pennarello rosso sulla cartina geografica appesa dietro la mia testa, nella classe terza, sezione C. Poi ho capito che fermare tutto e tutti non sarebbe servito a nulla perché io in America non ci sarei potuta arrivare. Come avrei potuto superare il problema del mare? Insomma se blocchi il tempo, blocchi anche la gente, blocchi le auto, i mezzi di trasporto e io come avrei potuto fare? A 9 anni non sapevo guidare, né mantenermi a galla in un oceano e allora cambiai desiderio. Il secondo pensiero, dopo il sogno americano, fu quello che avrei potuto rubare senza nessun testimone tra i piedi. Sarei potuta entrare nelle banche e nessun allarme si sarebbe azionato. Però prima di diventare ricca avrei dovuto far saltare in aria il bancomat o almeno un muro o una vetrata spessa 30 cm. Non riuscivo a capacitarmene, ero in possesso di un potere grande e non ero in grado di utilizzarlo perché ero troppo piccola. Poi ho capito che avrei potuto derubare almeno il bar di fronte la fontana del paese. Il bar col nome del santo patrono. Quello col proprietario stronzo. Coi baffi neri e folti e senza capelli. Quell'uomo, bell' anima, pesava le mie caramelle alla menta e liquirizia e prima di passarmi il sacchetto da un etto se ne scartava una o due e mi diceva grazie. Masticava le mie caramelle mou con la bocca aperta. A volte riuscivo perfino a contargli le otturazioni nere e gli spazi vuoti tra un dente e l'altro. Avevo fermato il tempo, potevo andare in giro per le strade senza preoccuparmi dei pericoli per i bambini. Sarei finita nei vicoli bui delle città, e forse avrei potuto incontrare un uomo con la pistola puntata contro. Avrei potuto decidere a 9 anni se salvare la vita a qualcuno buttando via quell'arma. Oppure avrei potuto impugnare una pistola e sparare senza sentire  lamenti. A 9 anni desideravo fermare il tempo e non volevo condividere quest'esperienza con nessuno. Che delinquente. Oggi non riesco ancora a organizzare il mio tempo. Compio azioni sconsiderate. Ho paura di attraversare una strada. Faccio indigestione di liquirizia. Bevo Mahnattan e sono contraria all'uso delle armi, della violenza, della pena di morte. Vivo ancora di desideri.


postato da: ladypazz2 alle ore 11:47 | link | commenti (26)
categorie: parole, pensieri, la mia vita, decervellamento, ladypazz
domenica, 16 novembre 2008

Vinicio Capossela : La faccia della terra

E' domenica pomeriggio e lascio spazio al nuovo Vinicio.

Può piacere oppure no, ma a me Vinicio ha presentato la Luna. 
Molte volte
ha leccato i miei silenzi e spesso li ha impiccati. 
Di notte, a letto, mi  graffiava gli occhi e poi mi battezzava le lacrime.
Con lui ho ballato a piedi nudi, su una piazza bianca di santi e ragni.

Ho tamburellato, ho bevuto, ho sorriso.

Ho pregato perché accadesse.

          


postato da: ladypazz2 alle ore 14:42 | link | commenti (18)
categorie: decervellamento, ladypazz, capossel