UN CONTINUO DECERVELLAMENTO DI STILE

Ladypazz2

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Utente: ladypazz2
Ladypazz e il suo Continuo Decervellamento di Stile. Blogger nell'anima, scrittrice famosa nella prossima vita, lettrice attenta, sceneggiatrice e regista di video e booktrailer. Amante del genere noir e non solo, crea fusioni tra libri e immagini e realizza la "Quinta di copertina"

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mercoledì, 07 ottobre 2009

intanto


una parte di me.
quella che balla.


.

postato da: ladypazz2 alle ore 11:37 | link | commenti (5)
categorie: musica, amore, donne, blog, la mia vita, decervellamento, ladypazz
venerdì, 29 maggio 2009

toc toc...chi è?

Oggi ospito un racconto di Barbara Garlaschelli.
Gran donna, scrittrice e amica.
Il suo blog
http://barbara-garlaschelli.splinder.com/

Tra i suoi libri: "O ridere o morire"; "Nemiche"; "Alice nell'ombra";
 "Sorelle"; "Sirena Mezzo pesante in movimento";
"FramMenti (storie di un fortino di periferia".

 

UNDICI


Poi, alla fine, come un vecchio amico, arrivava il sonno e con lui, i sogni. La maggior parte, quando il giorno si infila nella stanza, non li rammento. Spalanco gli occhi e il sogno è ancora lì; so che se facessi uno sforzo infinitesimale riuscirei ad agguantarlo. Ma lascio trascorrere l’istante e il sogno scompare al di là della china della coscienza, come uno sconosciuto che vedi svoltare l’angolo, di spalle. Di lui non ti rimarrà alcun ricordo, proprio come di quel sogno. Forse ci liberiamo dei sogni – o li riponiamo in qualche cassetto segreto – perché il terreno su cui è costruita la realtà non ne reggerebbe il peso. Capita che persino gli incubi siano migliori della realtà che ci circonda. O forse lo credo perché dai sogni, fuggo. Uno, però, continua ad affacciarsi alla mia memoria e non riesco a cancellarlo. Nel sogno sono in giardino, nella mia casa in campagna. L’aria è tiepida e nel cielo non c’è una sola nuvola. In mezzo al giardino è posata una bara di mogano. Nella bara c’è Stefano, un vecchio amico morto molti anni fa. Nel sogno, è disteso nella bara e coperto da un sottilissimo sudario nero, e mi parla. Ha una voce calma, serena. Mi dice che sta bene e chiede notizie di me, dei miei genitori. Continua a ripetermi che sta bene E tu, domanda, tu, come stai? Io sono sopraffatto dalla gioia di sentirlo parlare e dallo sgomento di saperlo morto. Vorrei rispondergli e fargli domande e, soprattutto, vorrei che non smettesse di raccontare perché so con assoluta, straziante certezza che quando smetterà di parlare sarà morto per sempre. Ma la mia bocca è muta. Qualcuno ha fatto un nodo alle mie corde vocali e Stefano se ne andrà e io non posso fare altro che ascoltare la sua voce tranquilla che mi ripete che sta bene, che va tutto bene e mi domanda, E tu? Tu come stai? Ma non posso rispondergli. Né ora né mai.

DODICI


Né ora né mai. Non mi alzerò. Il mio letto è il mio guscio. Io sono una lumaca. La perla di un'ostrica. Una nocciola. Resterò qui sino alla fine dei giorni. Non solo dei miei. No. Di tutti i giorni del tempo. Fuori il mondo cammina o corre o salta o si addormenta o piange. Qui dentro, nel mio guscio, il mondo non può entrare. Mia madre mi ripete Alzati, ci stai facendo le radici su quel materasso. Brava, persino lei ci è arrivata. Lei, così ottusa. Lei che ride quando guarda la televisione e parla allo schermo, come se quelli lì dentro potessero risponderle. Con me non parla, invece. Ma nemmeno io le parlo. Però questa storia delle radici è vera. A volte mi pare proprio di sentirle che crescono sotto le mie dita, si infilano nel materasso e s'intrecciano l'una con l'altra, come capita a quelle della betulla che abbiamo in giardino. Radici profonde, che penetrano la terra. E' da quindici anni che non esco da casa. E da sei mesi che non esco dal letto. E' stata una dura conquista. La tentazione di uscire è sempre forte. Il mondo ha una voce così insinuante. E chiama. Chiama. Chiama. Ho continuato ad accorciare le distanze. Prima arrivavo sino al salotto. Quaranta passi. Poi ho cominciato a fermarmi prima, all'altezza della camera da letto di mia madre. Trentadue passi. Poi in bagno. Venti passi. Poi sono riuscita a fermarmi sulla soglia della mia stanza. Il mondo chiamava ma io mi tappavo le orecchie. Otto passi. Dal mio letto alla porta, otto passi. Mi sono ritirata come la marea e, alla fine, ci sono riuscita. Nessun passo. Immobile. Nel mio guscio. Protetta. Il mondo chiama, mia madre parla rivolta al televisore e io sono qui, distesa. Ferma. Il prossimo obiettivo sarà non aprire più gli occhi. Cancellare tutto.


TREDICI


Cancellare tutto. Gli sbagli, il passato. Lo dicono tutti, vero? Sì, qui dentro lo ripetono in continuazione. Mentre parlava, sorrideva. Il suo sorriso mi è rimasto impresso nella mente. Siamo stati nella stessa cella per due anni, io accusato di furto con scasso, lui di truffa. Un’intesa perfetta. Io non tacevo mai, lui era un buon ascoltatore. Trascorreva molte ore in piedi accanto alla finestra della cella guardando fuori. Non parlava quasi mai di sé. Sapevo solo che aveva una figlia di dieci anni che non vedeva da quando era entrato in carcere. Aveva chiesto alla moglie di non portarla lì dentro. Alla fine, non era venuta più nemmeno lei. Ti verrò a trovare io ogni giovedì, quando uscirò, gli dissi un giorno, ridendo. Dalla sua faccia scomparve il sorriso. No. Non aggiunse altro. Rimasi talmente sconcertato da non riuscire a replicare. Non tornai più sull’argomento. Più passava il tempo, più mi rendevo conto di quanto fosse forte il mio legame con lui. Credo sia stata la persona che più di ogni altra si è avvicinata alla mia anima. Le mie parole sgocciolavano nel suo silenzio, e lì restavano, tutte quante, protette. Uscii una mattina di settembre. A lui restavano da scontare ancora alcuni mesi. Ci stringemmo la mano. Per la prima volta non dissi una parola. Lui mi sorrise in quel suo modo divertito e io me ne andai. Da allora, tutti i giovedì pomeriggio, vengo in questo bar. Dal tavolino dove mi accomodo posso vedere il muro di cinta della prigione. Sono qui e lo aspetto.




 


postato da: ladypazz2 alle ore 09:59 | link | commenti (10)
categorie: donne, blog, scrittura, barbara garlaschelli, ladypazz
domenica, 24 maggio 2009

la mia roma

                                                    
 

roma che hai bisogno di star da sola

roma che ti accontenta

roma che forse sono pazza

roma che ti senti un puzzle scomposta in mille coriandoli

roma che questo periodo non finisce più

roma che ti presenta il conto

roma che non sai più chi sei

la roma che non ti basta

roma che piangi tra la folla

roma che ti racconta mentre piangi

roma che ti guarda, che ti fa guardare dentro

roma che ti tocchi il fegato con le mani

la roma delle pizzerie

roma e il bisogno di un abbraccio

roma e l'abbraccio che non c'è stato

la roma svampita

quella delle raccomandazioni

roma senza cartelli sforacchiati

roma che te pare tanto un campo da golf

roma coi suoi figli di puttana, roma che devi dimenticare

roma che avoja a essere libera di mente

roma che tu c'hai le palle

roma che toglie e non rende

roma che conti poco e niente

la roma dei portieri

quella dei ritardi

roma e quella lumaca che ti passeggia sul cuore

roma che ti manca un padre

la roma dei preti

roma che devi rinascere

roma e quanto sei bona

roma e com'è bello andare al cinema a roma

roma e i no che hanno un prezzo

roma gran signora e puttanona

roma e l'ipocrisia

roma tanto la vita è mia

roma e la ragazza che passeggia sulla tuscolana

roma e la beck's a un euro e venti

roma e la cassa da zero venti

roma che ti voglio nuda semplicemente

roma che ti sentivi diversa perché credevi esistessero persone normali

roma e la filosofia del chi cazzo se ne frega

roma che sei ancora in minoranza ma ti senti ancora lucida, più audace e creativa

roma contro il razzismo sessuale

roma razzista

roma che ti disorienta, che sei una speranza

roma che ti saluta quando inizi a osare

roma quella bella, degli archi antichi, degli obelischi

roma coi Musicisti

roma le mura e le porte chiuse

roma il vino e le fraschette

roma il vomito e le bollette

roma che non sei a roma, sei ovunque

roma che un giorno farai ammutolire

roma che se stringi i denti

roma senza vittimismo

roma e l'aperitivo in piazza di spagna

roma e il tramonto a campo dei fiori

roma e l'eur che ti presenta

roma e il suono elettrico del tuo cuore in assalto

roma che non è la tua ultima bandiera

roma e le mancate verità

roma e il silenzio

roma e il mare che non c'è

roma e la tempesta dentro

roma fascista

 roma e i supplì

roma eterna

roma caput mundi

roma e piazza venezia

roma che non c'è una lira

roma dei maritozzi con la panna

la roma della magliana

la roma che dubita dei tuoi sogni

roma e non mi rompere più i cojoni

roma e l'aver pensato che fosse giusto smettere di credere nell'impossibile

roma capitale

la roma dei casini

la roma dei gatti

roma e i suoi uomini, mezzi maghi, eterni bambini

roma e i sogni bruciati

roma e lo sdegno

roma e le idee che te le sbattono dentro



postato da: ladypazz2 alle ore 09:29 | link | commenti (16)
categorie: amore, donne, vita, roma, blog
martedì, 28 aprile 2009

succede

 

Succede a molti almeno una volta nella vita.
Succede che non ti bastano i Beatles, e non ti bastano la nebbia e le stelle, non ti basta la polvere dei tuoi libri, né le tue lampade vintage, né quella malinconia per i film in bianco e nero che ti spari in vena da quando avevi quindici anni.
Succede che non hai più voglia di cantare nella tua stanza al buio.
Che il buio da grande inizia a farti paura, perché di notte i ricordi ti graffiano i desideri.
Succede che certe notti ti svegli, perché ti sembra che qualcuno stia afferrando le tue caviglie con l'intenzione di buttarti giù dal letto e vorresti afferrare per prima il tuo cuore e gettarlo fuori dalla finestra.
Succede che sei bionda e continui a tingerti i capelli di nero.
Succede che non ti fidi degli uomini perché sono come tuo padre.
Succede che hai paura delle donne perché non vuoi sapere com'eri cento anni fa.
Succede che ascolti quella commerciale in macchina, perché i soldi per un impianto non ce l'hai e prima o poi ti abitui.
Succede che le tue lampade rimangono spente, perché così penseranno che in casa non c'è nessuno.
Succede che adesso quei libri servono a riscaldare, mentre continui ad accarezzare Charlie Chaplin sul tuo televisore di venti kg, mentre le bottiglie rotolano e la cicca che spegni sul parquet è quella del giorno prima.


postato da: ladypazz2 alle ore 11:09 | link | commenti (30)
categorie: amore, donne, libri, cinema, blog, fantascienza, corto, decervellamento, ladypazz
sabato, 07 febbraio 2009

punta tacco


Ho 7 anni e voglio colorare tutte le mura del mio paese con i miei acquerelli.
   
  Stavolta non tremerò.
Inseguire lucertole e farfalle, nascondermi sugli alberi, disegnare le nuvole e contare fino a un milione.
   
Io sono forte.
Voglio cantare e ballare sul prato verde delle colline. Imparerò a suonare il violino e un giorno madames e monsieurs mi applaudiranno nel teatro più grande di Parigi. 
Voglio che ci sia la pace e voglio conoscere tutti i bambini del mondo. Voglio inventare un colore nuovo e vivace per dipingere il buio della notte.
   
Chiuderò e stringerò forte gli occhi.
Voglio dare un nome a ogni stella e la più grande avrà il mio nome.
    Non ti supplicherò. Sarò forte.
Voglio avere sei bambini e sposarmi da grande.
Voglio diventare un'attrice famosa e andare a vivere a Hollywood.
   
Chiuderò gli occhi e vedrò il mare e noi due che giochiamo con i castelli di sabbia.
Voglio aiutare i poveri del terzo mondo.
    Sarò così lontana con l'immaginazione che non sentirò dolore.
Voglio una piscina nel giardino e un cane grosso e bianco.
   
Non ti chiederò il perché.
Voglio da grande proteggere gli indifesi.
   
Non ti odierò.
Voglio diventare una brava pittrice.
   
Un giorno guarirai.
Voglio imparare il linguaggio degli animali e parlare con gli uccelli e chiedere se un giorno potrò partire con loro.
Voglio parlare con Gesù e pregare perché tu possa essere felice.
Voglio ridere e sorridere tutta la vita.
Dopo mi addormenterò e quando mi sveglierò sarà stato solo un brutto sogno.

Ho 28 anni e sento miei solo i colori più spenti.
   
Tremo come la prima volta.
Inseguo cani randagi sperando che mi sbranino, disegno steli senza boccioli e conto i giorni che spero mi rimangano da vivere.
   
Piango disperata.
Vivo nel mio silenzio senza musica. Spero che qualcun altro stia contando le stelle e  sia diverso da me.
    <Ti supplico non farlo!>
Non voglio avere figli, mi odieranno e si vergogneranno di me.
   
Piango e urlo.
Voglio non pensare a quella vasca nel mio bagno o mi suiciderò dentro.
   
Fisso quel cavallo di legno.
Non potrò chiedere agli uccelli di portarmi con loro, perché io ho le ali spezzate.
   
E' sempre lo stesso dolore. E' sempre lo stesso odore.
Non parlerò con Gesù perché non credo più in niente.
   
<Smettila ti prego!>
Io non sorrido più.
   
<Nooooh!>
Dopo mi addormenterò e saranno incubi e quando mi sveglierò sarai tu alla stessa ora, sarai di nuovo lì bramoso tra le mie gambe. Un giorno mi ammazzerò.

Ladypazz

lunedì, 26 gennaio 2009

dosi minime

 

Rientro a casa camminando sul lato destro della strada. Le mani sono ben nascoste in tasca.
Un tempo questa era la via degli internet point, dei profumi speziati, dei ristoranti senegalesi, quella delle Nancy bionde tinte e a mano tesa, quella dei negozi di tutto il mondo.
Era una città giovane e in movimento.
Per vivere vendevo la storia dell'uomo delle montagne nere del Dakota.
La sua donna lo aveva abbandonato per un altro uomo. Un discreto successo nel mio quadrato affittato di metropolitana.
E camminavo leggera, la musica mi seguiva.
La vita scorreva, la gente attorno a me non mi vedeva.
La gente o correva o digiunava.
Un tempo era così.
La mia vita era povera, ma meno complicata.

Oggi cammino veloce verso casa, qualcun altro accanto a me cammina a gattoni, con le chiappe al vento.
Sempre attenta a chi cavalca, a chi azzanna, a chi ti vuol pisciare addosso, a chi ha la rabbia, a chi ha fame, a chi ti annusa e vuole accoppiarsi.
Canto ancora e sopravvivo, il microfono lo afferro con la mia zampa di gallina.
C' è una Nancy sul marciapiede, gamba e coscia di pollo ferita accavallate.
Un gheppio le è piombato addosso e cerca di staccarle un pezzo di carne.
Vattene via bastardo di un pennuto, con questa ci vivo!
Le Nancy di oggi non sono quelle di ieri. Finite per strada dopo esperimenti andati male, non sono più in grado di lavorare. Un tempo questa mezza donna era commessa in Oxford Street.
Le strappo di dosso il gheppio e lei mi regala una piuma.
Nancy vende un pezzo di pollo al giorno per sopravvivere e quando ha fame vorrebbe strapparne un pezzo coi denti, ma ha troppa paura di arrivare all'osso.
Quando posso permettermelo le regalo qualche steroide.

Riprendo la via di casa e penso a come è potuto accadere tutto questo.
Tutto è iniziato dieci anni fa, quando ci siamo sottoposti alle cure genetiche.
Le sponsorizzavano in televisione.
Avevano scoperto che per anni i soldati erano stati sottoposti a mutazioni genetiche, per essere invincibili in guerra.
Quando il petrolio terminò anche le guerre terminarono e si iniziò a sperimentare le mutazioni in altri campi. Ci dissero che per sopravvivere saremmo dovuti essere più competitivi sul lavoro.
Così ci dissero e ci convinsero.
Quello che non ci dissero fu che le mutazioni genetiche non erano per tutti uguali. Chi aveva meno soldi aveva meno garanzie sul risultato finale.
I ricchi divennero leoni, tigri, iene, squali.
I poveri invece erano troppo poveri per potersi sottoporre alle mutazioni, perciò rimasero umani.
Io non ero certo ricca, ma volevo migliorare la qualità della mia vita.

Il mio braccio divenne una zampa di gallina. La gamba di Nancy una coscia di pollo, il fruttivendolo sotto casa aveva per piedi due tonni e sparava tutto il giorno ai gatti.
Il mercato intanto, crollato anni prima, si era rigenerato.
Oggi le multinazionali di antipulci e antizecche, con a capo manager leoni, tigri, squali e iene, fanno affari d'oro.
Le farmacie sono strutture blindate all'interno delle banche.
Tutti assumono anabolizzanti, antibiotici, proteine e steroidi. Non tutti possono permetterselo. Io ho chiesto un piccolo mutuo, ma mi è stato rifiutato, come cantante di strada non ho abbastanza garanzie.
E poi c'e il problema dello stato che ogni mese manda a casa gli ispettori sanitari.
Ci sono norme igieniche severissime da rispettare. Ai miei vicini, il mese scorso, hanno portato via un figlio, perché aveva una zecca in testa.
Io non ho figli, non ho un compagno, non ho nessuno.
Il mio ragazzo si è suicidato un anno fa.
Piangevo davanti a lui, mentre lo legavo e piangevo di nascosto perché la sua testa era diventata quella di un lupo.
Con la luna piena non riusciva a controllare i suoi istinti.
Una sera ha cercato di azzannarmi mentre dormivo.
La sera dopo mi ha lasciato un biglietto:“Una notte di queste riuscirò a spezzare le corde e ti mangerò, non posso più vivere, ti amo. Per sempre tuo”

Finalmente arrivo a casa, sulla porta c'è Carmelo, il più povero del quartiere, troppo povero per potersi permettere una mutazione.
Ho fame Sandra.
Inizio a tremare, Carmelo ha un coltello tra le mani.
Stai calmo adesso salgo su e ti preparo qualcosa da mangiare.
Dite tutti così.
Zam! Un taglio netto al mio braccio. Sangue dappertutto. Perdo i sensi dopo l'arrivo dei corvi.
Adesso sono una Nancy, sopravvivo per strada.
Distanti da me ci sono i ricchi, sempre più ricchi e senza scrupoli.
Attorno a me  ci sono le persone che convivono con le loro mutazioni e quelle degli altri.

E io ho fame, sempre più fame, non canto senza un braccio e lei è lì, sul marciapiede con la sua coscia di pollo...


 Questo racconto  è nato dopo aver letto il bellissimo " Strategie stabili per quadri intermedi " di Eileen Gunn


lunedì, 19 gennaio 2009

son guiro, dall'altro lato mi rigiro

    

Piove. E' un grigio pomeriggio di gennaio.
Per molti oggi è così. Per me no.
La pioggia mi dà sicurezza.
Allena i miei pensieri. Rafforza le mie idee.
C' è una pioggerellina sottile, silenziosa, simile a quella di Londra.
Mi piace la pioggia, perché è romantica, unisce, ricorda.
Quando piove invito gli amici a cena.
Questa sera preparo il cous cous. Il kebab l'ho ordinato. Le salsine e le spezie non mi mancano.
Il vino l'ho fatto io.
Ho invitato Luca e la sua ragazza astemia, l'ultimo album di Vinicio Capossela,
Andrea  e le sue chiacchiere; alcune sono interessanti altre, vertono un po' troppo sulle donne. Finisco sempre col chiedergli  come mai  molti uomini hanno sempre così tante idee interessanti su quello che faranno per me e le altre donne.
Mi piace la pioggia, perché è dispettosa.
Oggi piove su tutti, ricchi e poveri.
Molti uomini e molte donne trascorrono la loro vita scendendo a patti con una falsa immagine di loro stessi.
La maggior parte della gente è povera.
La maggior parte di noi non vuol sentirselo dire.
La povertà potrebbe diventare una forza per una comunità e invece rimane un difetto da nascondere.
Ho visto famiglie andare in disgrazia, perché volevano imitare i ricchi.
I miei vicini hanno comprato un Audi e spesso non riescono a comprare il pane.
Lui ha lavorato 16 ore al giorno per due anni, per permettersi almeno una volta nella vita, una cena il 10 di agosto, nel miglior ristorante della località estiva scelta dai ricchi.
E mentre cenano non si guardano in faccia.
E mentre cenano, nel ristorante di lusso, i ricchi non ci sono.
Accanto a te c'è la plebe. Quella che pensavi di aver lasciato a casa.
E quella settimana al mare farai la fila esattamente come in città.
C'è troppo traffico e lo yacht non ce l'hai.
50 euro una coca cola e l'elicottero non ce l'hai.
I ricchi, i veri ricchi, non confondono la gente.
I ricchi cenano solo con i ricchi. Loro non si sbagliano.
Il sistema loro non lo subiscono, lo hanno creato.
Hai trascorso due anni della tua vita lavorando 16 ore al giorno e non hai scattato nessuna foto ai tuoi figli.
Hai pagato duemila euro una cena per raccontarlo ai tuoi amici rimasti in città. Saranno orgogliosi di te.

"Ogni mattina in Africa, quando sorge il sole una gazzella si sveglia, sa che dovrà correre più del leone o verrà uccisa.
Ogni mattina in Africa, quando sorge il sole un leone si sveglia, sa che dovrà correre più della gazzella o morirà di fame.
Ogni mattina in Africa, non importa che tu sia un leone o una gazzella, l'importante è che tu incominci a correre."


Con questa frase il sistema ci ha convinto e ha vinto. 
Io invece che sono un "guiro" mi verso un bicchiere di vino...
..alla salute.

"... I dubbi della vita mi pongo ma più ci ripenso più nel letto sprofondo..." V. Capossela








sabato, 10 gennaio 2009

a pancia in su

Ho comprato un tappeto, è di canna di bambù.
Ieri, a pancia in su sul tappeto, ascoltavo Bill Frisell, un chitarrista che, secondo me, non può essere definito facilmente all'interno di un genere.
So per certo che ha un suono unico.
E pensavo al mio modo di guardare le cose.
Spesso ho pensato fosse unico.
Lo consideravo un valido strumento di evasione.
Ricordo che a sette anni, la mia famiglia, come tutte le famiglie del paese quel giorno, aveva trascinato incredulità e curiosità verso la chiesa del santo patrono per vedere il miracolo della Madonna che piangeva da due giorni.
Sembravano tutti essere destinatari di un miracolo che a me non interessava.
Io ero rimasta fuori a fissare una porta e delle mani che sporgevano dalle ante.
Erano mani grandi di donna anziana e chissà chi era quella donna e cosa avevano fatto quelle mani, cosa avevano raccolto e cosa avevano toccato. Da piccola i racconti dei grandi su come avevano superato le difficoltà della guerra erano i miei preferiti. Come nascondevano, come proteggevano, come comunicavano e si aiutavano l'un l'altro. Forse chi crede che la guerra sia una cosa giusta non ha mai ascoltato racconti veri, di gente vera intendo. Forse ha ascoltato le chiacchiere da salotto di qualche intellettuale di sinistra e di destra che per terra, per bere, non ha mai leccato. O forse è semplicemente un pazzo.

Ho sempre osservato le cose più imbarazzanti, apparentemente meno ghiotte e appariscenti.
Ho sempre cercato di saltare il muro di ogni tabù, di ogni convenzione, di ogni sortilegio.
All'inizio credevo di poter essere una persona interessante per questo.
Ma ritrovarsi in una stanza nera con i fari rossi e la gente che balla e si diverte, mentre tu hai un'erezione vertebrale nell'osservare certe dinamiche tra cacciatori e prede, col tempo fa sentire diversi.

Spesso ho la sensazione di non riuscire a cogliere l'essenziale.
Ho letto da qualche parte che questa sensazione ce l'ha l'autodidatta.

Ma se qualcuno mi dovesse insegnare io finirei col diventare un prototipo, magari numerato, e i miei racconti e le mie immagini e i miei colori avrebbero un alibi.
Io invece voglio essere libera.
Ho dato a Luca, il mio vicino innamorato e incasinato, il primo capitolo della storia che sto scrivendo.
E' da due giorni che non si fa vivo.
Sarà mica imbarazzato?
Lo so che non c'è nulla di unico nel guardare le cose a pancia in su, semplicemente, certe volte, ti può capitare di sorridere alle stelle.

Ladypazz


martedì, 30 dicembre 2008

Il mio atelier


 

E' martedì sera. 
A casa ci siamo io e le mie luci colorate di natale organizzate sulla nuova libreria ad angolo.
Dalla finestra della cucina si vede la gente che è per strada. Fuori piove a singhiozzo e molti giù aspettano un parcheggio. Altri escono dai negozi stracolmi di buste. Altri si urtano e urlano contro, perché non si rispettano le file ed hanno fretta più degli altri. Un signore anziano con la barba bianca e lunga è steso per terra e cerca di ripararsi dal freddo. Ci assomiglia, ma non è babbo natale. Lui distribuisce silenzi.
Suonano alla porta, è Luca, il vicino di pianerottolo. Preparo una cioccolata calda al rum, mentre mi chiede un consiglio. Lui è fidanzato, ma vorrebbe trascorrere il capodanno con la ragazza che ha conosciuto in rete. Una blogger anche lei. E' dolce, bionda, alta, intelligente, magra, sognatrice. E poi scrive molto bene. Luca pensa di essersene innamorato.
Quante donne e quanti uomini domani a mezzanotte diranno auguri al proprio marito o alla moglie, compagno/a e invieranno un messaggio a quell' uomo affascinante e sposato o divorziato che vive in quella città lontana mille km e a quella donna sempre sorridente, colta, single e di classe con le gambe da accarezzare e i commenti che fanno sognare?
Oggi ho fatto il pane, avevo bisogno di un profumo che mi ricordasse.
Questa mattina invece, ho sistemato delle tele spoglie nel mio atelier.
Lì, c'è tutto il mio mondo. I miei colori, i miei pensieri, le mie creazioni, i miei racconti, i miei libri, le mie imperfezioni, le mie idee...vivono assieme, ballano e non mentono.
Ve ne racconterò.
Intanto, buon anno.                                                             
                                                                                                 ...continua

Ladypazz


lunedì, 22 dicembre 2008

in direzione ostinata e contraria

è quando sei persa che guardi i tuoi sogni e le tue idee scivolare giù, lungo le tue braccia e poi lungo i  fianchi. fai finta niente, mentre si arrampicano sulle tue ginocchia. ma quando li vedi aggrapparsi ai tuoi piedi per non cadere, non ce la fai a scrollarteli di dosso, e  allora  ti stendi sul letto e lo fai puntando in alto i piedi per farli scivolare sulla tua pancia. ti fanno il solletico e inizi a sorridere. è il più bel solletico mai provato. quello che ti fa vivere e sentire viva.

sabato, 20 dicembre 2008

A.A.A.

                     Ladypazz è in cerca...

... di una buona idea 

domenica, 14 gennaio 2007

un paio di donne

       

Sono sul treno e accanto a me due donne, Carmela e Giulia sui 45, romane, entrambe separate con un figlio.

Cambio di treno, ore di attesa, sono a pezzi e vorrei solo dormire. Impresa impossibile visto che queste due donne oltre ad un fantastico carisma  romano style hanno un tono di voce molto alto e una voglia di chiacchierare incessante. Non esagero, quando vi scrivo che quelle due hanno parlato per tutto il tempo del viaggio. Più di  sei ore di cazzi loro e non, a voce alta, senza tregua.

Siccome mi hanno fatto venire un’emicrania paurosa e non sono riuscita né a leggere figuriamoci a dormire, racconterò la loro vicenda.

Le due raccontavano delle loro esperienze su internet tramite chat e messenger come fosse il loro pane quotidiano, raccontando e sputtanando Tizio e Caio, ridendo della sensibilità di uomini e ragazzi conosciuti online. Entrambe avrebbero da lì a poco incontrato due uomini più giovani sconosciuti della chat. Scherzavano e ridevano le due, raccontando a turno ( fregandosene della presenza di altre tre persone estranee ed esauste) ciò che i due maschietti avevano confidato loro privilegiando debolezze e segreti. Ora, con questo non voglio dire che le donne siano delle stronze e che gli uomini non farebbero mai una cosa simile, ma m’infastidiva quel loro modo spudorato e arrogante di farli passare come degli oggetti e poveri ingenui finiti in trappola, come se fosse lecito dopo un matrimonio andato male, ridere così della sensibilità di altri per sentirsi appagate e un pò meno  fallite. Il loro piano era: andare li, sedurli, trascorrere due notti di sesso, riprendere il treno e dimenticarsi  della loro esistenza. E voglio specificare, il mio non è un criticare il loro modo di fare, ciò che mi infastidiva era quel mettere in piazza le loro vicende a gran voce come se a me e ad altri potesse mai fregar qualcosa. Non so cosa mi abbia trattenuto dal non urlare "e fatela  finita! Siete dannatamente pesanti e patetiche!"… ma a quanto pare la pazienza ripaga sempre!

“Alla faccia di quei due stronzi e delle loro amichette!”Ha detto la mora ( si riferiva ai due loro ex mariti).

" Come mi sta questo fard? " Ha chiesto ridendo la bionda.

 Ad un’ora dall’arrivo un sms improvviso ruba loro voce e desideri.

“ Vi auguriamo una buona permanenza a.. noi siamo fuori  a cena. Ciao.”

Avete la vaga idea dell’espressione di quelle due donne? Sarebbero arrivate alle 23:30 senza  nessun uomo ad aspettarle, senza un albergo, senza nessuno da corteggiare e far innamorare, senza né sesso e corpi da graffiare. Avete la vaga idea della mia invece di espressione? ( vedi il ghigno della foto ).

 

 

 


postato da: ladypazz2 alle ore 13:07 | link | commenti (54)
categorie: donne