Ladypazz2


Rientro a casa camminando sul lato destro della strada. Le mani sono ben nascoste in tasca.
Un tempo questa era la via degli internet point, dei profumi speziati, dei ristoranti senegalesi, quella delle Nancy bionde tinte e a mano tesa, quella dei negozi di tutto il mondo.
Era una città giovane e in movimento.
Per vivere vendevo la storia dell'uomo delle montagne nere del Dakota.
La sua donna lo aveva abbandonato per un altro uomo. Un discreto successo nel mio quadrato affittato di metropolitana.
E camminavo leggera, la musica mi seguiva.
La vita scorreva, la gente attorno a me non mi vedeva.
La gente o correva o digiunava.
Un tempo era così.
La mia vita era povera, ma meno complicata.
Oggi cammino veloce verso casa, qualcun altro accanto a me cammina a gattoni, con le chiappe al vento.
Sempre attenta a chi cavalca, a chi azzanna, a chi ti vuol pisciare addosso, a chi ha la rabbia, a chi ha fame, a chi ti annusa e vuole accoppiarsi.
Canto ancora e sopravvivo, il microfono lo afferro con la mia zampa di gallina.
C' è una Nancy sul marciapiede, gamba e coscia di pollo ferita accavallate.
Un gheppio le è piombato addosso e cerca di staccarle un pezzo di carne.
Vattene via bastardo di un pennuto, con questa ci vivo!
Le Nancy di oggi non sono quelle di ieri. Finite per strada dopo esperimenti andati male, non sono più in grado di lavorare. Un tempo questa mezza donna era commessa in Oxford Street.
Le strappo di dosso il gheppio e lei mi regala una piuma.
Nancy vende un pezzo di pollo al giorno per sopravvivere e quando ha fame vorrebbe strapparne un pezzo coi denti, ma ha troppa paura di arrivare all'osso.
Quando posso permettermelo le regalo qualche steroide.
Riprendo la via di casa e penso a come è potuto accadere tutto questo.
Tutto è iniziato dieci anni fa, quando ci siamo sottoposti alle cure genetiche.
Le sponsorizzavano in televisione.
Avevano scoperto che per anni i soldati erano stati sottoposti a mutazioni genetiche, per essere invincibili in guerra.
Quando il petrolio terminò anche le guerre terminarono e si iniziò a sperimentare le mutazioni in altri campi. Ci dissero che per sopravvivere saremmo dovuti essere più competitivi sul lavoro.
Così ci dissero e ci convinsero.
Quello che non ci dissero fu che le mutazioni genetiche non erano per tutti uguali. Chi aveva meno soldi aveva meno garanzie sul risultato finale.
I ricchi divennero leoni, tigri, iene, squali.
I poveri invece erano troppo poveri per potersi sottoporre alle mutazioni, perciò rimasero umani.
Io non ero certo ricca, ma volevo migliorare la qualità della mia vita.
Il mio braccio divenne una zampa di gallina. La gamba di Nancy una coscia di pollo, il fruttivendolo sotto casa aveva per piedi due tonni e sparava tutto il giorno ai gatti.
Il mercato intanto, crollato anni prima, si era rigenerato.
Oggi le multinazionali di antipulci e antizecche, con a capo manager leoni, tigri, squali e iene, fanno affari d'oro.
Le farmacie sono strutture blindate all'interno delle banche.
Tutti assumono anabolizzanti, antibiotici, proteine e steroidi. Non tutti possono permetterselo. Io ho chiesto un piccolo mutuo, ma mi è stato rifiutato, come cantante di strada non ho abbastanza garanzie.
E poi c'e il problema dello stato che ogni mese manda a casa gli ispettori sanitari.
Ci sono norme igieniche severissime da rispettare. Ai miei vicini, il mese scorso, hanno portato via un figlio, perché aveva una zecca in testa.
Io non ho figli, non ho un compagno, non ho nessuno.
Il mio ragazzo si è suicidato un anno fa.
Piangevo davanti a lui, mentre lo legavo e piangevo di nascosto perché la sua testa era diventata quella di un lupo.
Con la luna piena non riusciva a controllare i suoi istinti.
Una sera ha cercato di azzannarmi mentre dormivo.
La sera dopo mi ha lasciato un biglietto:“Una notte di queste riuscirò a spezzare le corde e ti mangerò, non posso più vivere, ti amo. Per sempre tuo”
Finalmente arrivo a casa, sulla porta c'è Carmelo, il più povero del quartiere, troppo povero per potersi permettere una mutazione.
Ho fame Sandra.
Inizio a tremare, Carmelo ha un coltello tra le mani.
Stai calmo adesso salgo su e ti preparo qualcosa da mangiare.
Dite tutti così.
Zam! Un taglio netto al mio braccio. Sangue dappertutto. Perdo i sensi dopo l'arrivo dei corvi.
Adesso sono una Nancy, sopravvivo per strada.
Distanti da me ci sono i ricchi, sempre più ricchi e senza scrupoli.
Attorno a me ci sono le persone che convivono con le loro mutazioni e quelle degli altri.
E io ho fame, sempre più fame, non canto senza un braccio e lei è lì, sul marciapiede con la sua coscia di pollo...
Questo racconto è nato dopo aver letto il bellissimo " Strategie stabili per quadri intermedi " di Eileen Gunn
Piove. E' un grigio pomeriggio di gennaio.
Per molti oggi è così. Per me no.
La pioggia mi dà sicurezza.
Allena i miei pensieri. Rafforza le mie idee.
C' è una pioggerellina sottile, silenziosa, simile a quella di Londra.
Mi piace la pioggia, perché è romantica, unisce, ricorda.
Quando piove invito gli amici a cena.
Questa sera preparo il cous cous. Il kebab l'ho ordinato. Le salsine e le spezie non mi mancano.
Il vino l'ho fatto io.
Ho invitato Luca e la sua ragazza astemia, l'ultimo album di Vinicio Capossela,
Andrea e le sue chiacchiere; alcune sono interessanti altre, vertono un po' troppo sulle donne. Finisco sempre col chiedergli come mai molti uomini hanno sempre così tante idee interessanti su quello che faranno per me e le altre donne.
Mi piace la pioggia, perché è dispettosa.
Oggi piove su tutti, ricchi e poveri.
Molti uomini e molte donne trascorrono la loro vita scendendo a patti con una falsa immagine di loro stessi.
La maggior parte della gente è povera.
La maggior parte di noi non vuol sentirselo dire.
La povertà potrebbe diventare una forza per una comunità e invece rimane un difetto da nascondere.
Ho visto famiglie andare in disgrazia, perché volevano imitare i ricchi.
I miei vicini hanno comprato un Audi e spesso non riescono a comprare il pane.
Lui ha lavorato 16 ore al giorno per due anni, per permettersi almeno una volta nella vita, una cena il 10 di agosto, nel miglior ristorante della località estiva scelta dai ricchi.
E mentre cenano non si guardano in faccia.
E mentre cenano, nel ristorante di lusso, i ricchi non ci sono.
Accanto a te c'è la plebe. Quella che pensavi di aver lasciato a casa.
E quella settimana al mare farai la fila esattamente come in città.
C'è troppo traffico e lo yacht non ce l'hai.
50 euro una coca cola e l'elicottero non ce l'hai.
I ricchi, i veri ricchi, non confondono la gente.
I ricchi cenano solo con i ricchi. Loro non si sbagliano.
Il sistema loro non lo subiscono, lo hanno creato.
Hai trascorso due anni della tua vita lavorando 16 ore al giorno e non hai scattato nessuna foto ai tuoi figli.
Hai pagato duemila euro una cena per raccontarlo ai tuoi amici rimasti in città. Saranno orgogliosi di te.
"Ogni mattina in Africa, quando sorge il sole una gazzella si sveglia, sa che dovrà correre più del leone o verrà uccisa.
Ogni mattina in Africa, quando sorge il sole un leone si sveglia, sa che dovrà correre più della gazzella o morirà di fame.
Ogni mattina in Africa, non importa che tu sia un leone o una gazzella, l'importante è che tu incominci a correre."
Ho comprato un tappeto, è di canna di bambù.
Ieri, a pancia in su sul tappeto, ascoltavo Bill Frisell, un chitarrista che, secondo me, non può essere definito facilmente all'interno di un genere.
So per certo che ha un suono unico.
E pensavo al mio modo di guardare le cose.
Spesso ho pensato fosse unico.
Lo consideravo un valido strumento di evasione.
Ricordo che a sette anni, la mia famiglia, come tutte le famiglie del paese quel giorno, aveva trascinato incredulità e curiosità verso la chiesa del santo patrono per vedere il miracolo della Madonna che piangeva da due giorni.
Sembravano tutti essere destinatari di un miracolo che a me non interessava.
Io ero rimasta fuori a fissare una porta e delle mani che sporgevano dalle ante.
Erano mani grandi di donna anziana e chissà chi era quella donna e cosa avevano fatto quelle mani, cosa avevano raccolto e cosa avevano toccato. Da piccola i racconti dei grandi su come avevano superato le difficoltà della guerra erano i miei preferiti. Come nascondevano, come proteggevano, come comunicavano e si aiutavano l'un l'altro. Forse chi crede che la guerra sia una cosa giusta non ha mai ascoltato racconti veri, di gente vera intendo. Forse ha ascoltato le chiacchiere da salotto di qualche intellettuale di sinistra e di destra che per terra, per bere, non ha mai leccato. O forse è semplicemente un pazzo.
Ho sempre osservato le cose più imbarazzanti, apparentemente meno ghiotte e appariscenti.
Ho sempre cercato di saltare il muro di ogni tabù, di ogni convenzione, di ogni sortilegio.
All'inizio credevo di poter essere una persona interessante per questo.
Ma ritrovarsi in una stanza nera con i fari rossi e la gente che balla e si diverte, mentre tu hai un'erezione vertebrale nell'osservare certe dinamiche tra cacciatori e prede, col tempo fa sentire diversi.
Spesso ho la sensazione di non riuscire a cogliere l'essenziale.
Ho letto da qualche parte che questa sensazione ce l'ha l'autodidatta.
Ma se qualcuno mi dovesse insegnare io finirei col diventare un prototipo, magari numerato, e i miei racconti e le mie immagini e i miei colori avrebbero un alibi.
Io invece voglio essere libera.
Ho dato a Luca, il mio vicino innamorato e incasinato, il primo capitolo della storia che sto scrivendo.
E' da due giorni che non si fa vivo.
Sarà mica imbarazzato?
Lo so che non c'è nulla di unico nel guardare le cose a pancia in su, semplicemente, certe volte, ti può capitare di sorridere alle stelle.
Ladypazz

E' martedì sera.
A casa ci siamo io e le mie luci colorate di natale organizzate sulla nuova libreria ad angolo.
Dalla finestra della cucina si vede la gente che è per strada. Fuori piove a singhiozzo e molti giù aspettano un parcheggio. Altri escono dai negozi stracolmi di buste. Altri si urtano e urlano contro, perché non si rispettano le file ed hanno fretta più degli altri. Un signore anziano con la barba bianca e lunga è steso per terra e cerca di ripararsi dal freddo. Ci assomiglia, ma non è babbo natale. Lui distribuisce silenzi.
Suonano alla porta, è Luca, il vicino di pianerottolo. Preparo una cioccolata calda al rum, mentre mi chiede un consiglio. Lui è fidanzato, ma vorrebbe trascorrere il capodanno con la ragazza che ha conosciuto in rete. Una blogger anche lei. E' dolce, bionda, alta, intelligente, magra, sognatrice. E poi scrive molto bene. Luca pensa di essersene innamorato.
Quante donne e quanti uomini domani a mezzanotte diranno auguri al proprio marito o alla moglie, compagno/a e invieranno un messaggio a quell' uomo affascinante e sposato o divorziato che vive in quella città lontana mille km e a quella donna sempre sorridente, colta, single e di classe con le gambe da accarezzare e i commenti che fanno sognare?
Oggi ho fatto il pane, avevo bisogno di un profumo che mi ricordasse.
Questa mattina invece, ho sistemato delle tele spoglie nel mio atelier.
Lì, c'è tutto il mio mondo. I miei colori, i miei pensieri, le mie creazioni, i miei racconti, i miei libri, le mie imperfezioni, le mie idee...vivono assieme, ballano e non mentono.
Ve ne racconterò.
Intanto, buon anno.
...continua
Ladypazz
è quando sei persa che guardi i tuoi sogni e le tue idee scivolare giù, lungo le tue braccia e poi lungo i fianchi. fai finta niente, mentre si arrampicano sulle tue ginocchia. ma quando li vedi aggrapparsi ai tuoi piedi per non cadere, non ce la fai a scrollarteli di dosso, e allora ti stendi sul letto e lo fai puntando in alto i piedi per farli scivolare sulla tua pancia. ti fanno il solletico e inizi a sorridere. è il più bel solletico mai provato. quello che ti fa vivere e sentire viva.
Ladypazz è in cerca...

Un daiquiri, un margarita, un perfect martini?
Per quanto tempo ho creduto fosse interessante questo lavoro…tempo perso ad immaginare un mondo che non esiste. Eppure ho viaggiato. Eppure in Italia la gente non cambia. Ho scoperto che se ordini un martini alla Hemingway sei un coglione più degli altri.
Giorni trascorsi accanto a donne e uomini che hanno scordato l'esistenza del DIRITTO. Talmente affamati da masticare e mandar giù il senso della loro vita.
Ma la vita è sfruttamento? O è piegarsi a 90 gradi, in silenzio, per soldi?
Siamo uomini e, per fortuna e sfortuna, non siamo tutti uguali.
Possiamo tutto. Possiamo niente. Dipende anche da noi.
Ho voglia di camminare con le mie gambe, ho voglia di dormire serena.
Butterò via quel televisore che ho in camera. Butterò tutto il superfluo che consuma la mia vita.
L’ho scritto più volte che voglio ridere e sorridere tutta la vita. Quante invidie e gelosie per il mio essere nonostante tutto. “Tutto torna” , me lo ha spiegato Ago ed ha ragione. Ha ragione la sua musica, il suo rock, la sua intelligenza.
Il suo coraggio e il suo senso di giustizia sono stati il più bel regalo della mia vita.
Ladypazz
Sto scrivendo e sto ascoltando Seven Years di Norah Jones.
Incredibile, è sera, ho bevuto un paio di birre e non ho pensieri andati a male. Sono insolitamente tranquilla, sto imparando ad ascoltarmi, a non aver paura della confusione e a ritrovarmi. Non ho ombra di disagio per quello che mi è accaduto oggi. Ho parentesi ancora aperte, e non mi sento in colpa per questo. Sono vigile sui miei desideri e non ho voglia di impiccarli, è ancora presto.
È una sera diversa questa, con una strana tranquillità interiore. Sono senza fiato ma sono giunta ad un traguardo. Forse sono arrivata ultima perché non c’è nessuno ad aspettarmi. Non saprei, sono sola, ma non importa. E’possibile avere parole confuse proprio perchè ci si sente insolitamente sereni?. Aspettate prendo un’altra birra.
Bene, adesso tocca a John Hammond con Clap Hands di Waits. Ve lo consiglio questo disco, è Wicked Grin e a me ricorda Londra e anche uno strano quartiere malfamato. Quei quartieri che percorrerai solo una volta nella vita di notte e da sola, perché ti accorgerai subito di aver fatto una grossa cazzata quando hai sbagliato strada.La prossima volta berrai una pinta in meno e riuscirai a prendere il bus giusto. La prossima volta nessuno ti punterà un coltello alla gola per poche sterline, almeno non più in quel quartiere. A volte penso, chissà se mai riuscirò a scrivere il noir perfetto. A volte come questa sera mi immagino protagonista di un noir migliore del mio raccontato da altri. Sarà l’alcool o sarà questa strana sensazione di pace interiore, lecco via la schiuma della birra sugli angoli della bocca, e vado a fumare.

La notte Chet asciuga le lacrime.
Ma la sua tromba la conoscete? Quella tromba, quel fiato, quell' anima, quel veleno, quella droga, quel talento.
E’ jazz.
Almost blue la conoscete? Ascoltala ad occhi chiusi e sogni l’innocenza.
Caccio via tutti quei pensieri sugli errori fatti, sulle cose non dette, sui quei miti che ho gonfiato troppo in fretta, sull'egoismo di molti altri.
La tua amica ti chiama mentre suoni quella tromba .
Piange perché il ragazzo l’ha tradita.
Ci disperiamo, eppure dovevamo immaginarlo, tutto torna prima o poi. Adesso lotta col silenzio.
L’amore a volte non è amore, è boxe. Pensi di esser furbo, e sai che un colpo basso prima o poi lo darai. Pensi questo senza sapere che l’ incontro è truccato.
A Chet durante una rissa gli son saltati tutti i denti anteriori.
Ve lo immaginate un trombettista senza denti?
Quella sera lui non ha lottato per amore. Era una rissa con uno spacciatore.

Vi lascio ascoltare "clap Hands". Io ho un aereo da prendere. Questo cd ha ancora il profumo del kebab piccante, i colori della Virgin di Londra, il suono di una chitarra che lo accompagna, il sapore della bitter ale, i sorrisi di un uomo e di una donna che si amano.
Sto leggendo un libro che mi ha consigliato un mio amico, si chiama New thing di Wu Ming 5, uno dei cinque del collettivo di Wu Ming, ex Luther Blissett..quelli di Q, Giap,e soprattutto 54. Cmq questo libro parla dell' America degli anni 60, delle morti violente di alcuni musicisti jazz e della "nuova cosa " o "New thing" come la volete chiamare, di crimini e discriminazioni razziali, del Potere Nero, della New York City di Malcolm x ammazzato da uomini neri..e di quel sassofonista di nome John Coltrane ,il padre del jazz libero ,che sta muorendo di cancro mentre in America per strada e fuori dai nigth si ammazzano musicisti neri, magari altri Trane..magari no..e poi penso a questa foto in copertina e penso al '68, gli anni anni della contestazione.. come si possono dimenticare le 300 vittime di Città Del Messico?

Tommy Smith, John Carlos. Messico '68
".. Nel 1968 vi fu il bagno di sangue alle olimpiadi estive di Citta’ del Messico. È l’anno delle contestazioni, che durante le olimpiadi non possono essere accettate – oggi la Carta olimpica del CIO all’Art. 61 recita, alla faccia della solidarietà e del rispetto dell’uomo: “Non è consentito alcun genere di dimostrazione o propaganda di carattere politico, religioso o razziale all’interno delle aree olimpiche”– e pochi giorni prima dell’inizio dell’olimpiade il regime affronta la questione nel modo più barbaro massacrando, con l’esercito, circa trecento manifestanti riunitisi nella piazza delle Tre Culture / Tlatelolco.."
tratto da: Il libro nero delle Olimpiadi di Torino 2006. Stefano Bertone, Luca Degiorgis