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Ladypazz e il suo Continuo Decervellamento di Stile. Blogger nell'anima, scrittrice famosa nella prossima vita, lettrice attenta, sceneggiatrice e regista di video e booktrailer. Amante del genere noir e non solo, crea fusioni tra libri e immagini e realizza la "Quinta di copertina"

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sabato, 20 giugno 2009

La donna che parlava con i morti

Vi presento il nuovo booktrailer che ho realizzato per il libro

" La donna che parlava con i morti ".

Un romanzo di Remo Bassini,

edito Newton & Compton.

http://remobassini.wordpress.com/

 

                                               

 

 

 

 

 

 


mercoledì, 10 giugno 2009

Toc...toc...chi è?

Oggi ospito un racconto dello scrittore Remo Bassini.

Il suo blog: http://remobassini.wordpress.com/

Tra i suoi libri: 

   

Grazie Remo.

Ronda fascista

Era il tempo delle mele, dei radicali che facevano comizi, dei militari del servizio di leva obbligatorio in libera uscita, delle ronde.
“Occhio la ronda” dissero alcuni militari che, quella sera d’estate di un bel po’ d’anni fa, erano in piazza a sentire un parlamentare radicale che aveva richiamato una alta percentuale di belle ragazze e, quindi, anche di militari.
“Occhio la rondaaaa”, troppo tardi. Uno di loro, mescolato ai manifestanti, non aveva sentito e fu prontamente preso in consegna dal terzetto: reo di non avere il basco in testa. Ché i militari, allora (oggi non so) il berretto dovevano averlo sempre in testa.

Il comizio stava prendendo una brutta piega.
E’ una provocazione fascista, urlò un radicale dal palco, e la piazza rispose con un boato di disapprovazione e uno slogan, poi: ronda fascista, ronda fascista, ronda fascista.
Aveva un che di musicale, quello slogan, pensateci, immaginatevelo: rondafasci(piccola pausa)sta.
Era un comizio radicale, sì, ma i presenti erano tutti di sinistra, anche estrema.
E nacque una manifestazione spontanea: tutti dietro ai tre della ronda (ronda fascista, ronda fascista) con l’obiettivo di liberare il militare beccato senza basco.
Ronda fascista ronda fascista dalla piazza alla caserma, dove il poveraccio fu messo, credo, agli arresti.
Ci asserragliammo davanti alla caserma, la presa della Bastiglia volevamo fare.
A presidiare l’ingresso, così da evitare la presa, furono mandati dei militari, ché prima c’era una guardia sola.
Baionetta in canna, urlò un ufficiale.
No, urlò un altro, aggiungendo, Via le baionette.
Ne intervenne un terzo: Baionetta in canna. E quelli sudati a togliere mettere, mettere togliere.

La folla, che pretendeva giustizia e la liberazione immediata del militare, rispose con uno slogan – creativo -: ronda fascista. Anche i militari mandati a difendere la caserma e il suo onore erano così definiti, dal libero arbitrio di quel movimento spontaneo di un centinaio di persone. Anche loro erano “ronda”.
“Fascista” naturalmente.
Ronda fascista ronda fascista con una sola variante: quando il parlamentare radicale si presentò per dire che aveva ricevuto rassicurazione dalle autorità militari che per il poveretto prelevato dalla ronda (fascista) non ci sarebbero stati provvedimenti disciplinari la folla si ribellò, e – attenzione che c’è la variante – urlò: radicali borghesi, radicali borghesi, radicali borghesi.
(Poco musicale: durò poco).

C’ero anch’io.
Davanti, ma non urlavo. Però c’ero.
Non urlavo perché ero dispiaciuto. Perché tra i militari che, baionetta in canna, facevano la guardia e avevano il compito di difendere la caserma c’era un amico mio. Un romanaccio, lontano parente di Venditti, mi aveva detto.
(Proprio quel giorno c’eravamo divertiti. Mi aveva raccontato di una lettera che un altro militare aveva scritto alla sua assicurazione, dopo un incidente. Iniziava così: Cara assicurazione, io sto bene e così spero di te).
Quando qualcuno gli gridava, magari sputacchiandogli in faccia, ronda fascista, lui mi guardava come a dirmi: chemminchia c’entro io, che son pure comunista?
Io con la testa gli rispondevo con un gesto come a dire, chemminchia ci posso fare io?
Comunque.
Dopo due ore ecco che dalla macchina della questura, lì a controllare, scendono quattro tipi che vanno a presidiare pure loro la caserma.
E io ero sempre in prima fila insieme agli anarchici e a un mio amico (che è adesso fa il medico, è un diesse, ha sposato una di forza italia, medico pure lei, e, a quel che mi dicono, son tutti e due un po’ stronzi).
Ronda fascista anche per i poliziotti della questura: ormai lo slogan era quello.
Tra i poliziotti, però, ce n’era uno che, ora ripensandoci, penso e dico che aveva parecchie cose in comune con schwarzenegger.
L’altezza, per esempio. E i muscoli. A un certo punto questo tipo comincia a menare cazzottoni e calci a vuoto, all’aria insomma. Minchia: una cosa che faceva paura. Altroché Bruce Lee.
Io e l’amico mio (ora medico, pare stronzo) però siam duri e puri e restiamo fermi.
L’altro amico mio, il militare messo di guardia, però mi fa: Girati.
Mi giro.
La folla è scomparsa.
Anarchici, radicali, marxisti leninisti, democristiani che non sapevano cosa fare: tutti, ma tutti tutti, al solo vedere schwarzenegger che menava calci e pugni al vento erano diventati centometristi. Ed erano spariti.
A schwarzenegger, che si stava dirigendo verso di noi con un’espressione punto carina, io e l’amico mio (ex amico, ora medico, pare stronzo) dicemmo: Adesso andiamo.
(Lo dicemmo con una certa educazione. E rispetto).
E in fretta, disse lui, annuendo.
Forse era anche il tempo del film Per grazia ricevuta, non ricordo bene bene.


postato da: ladypazz2 alle ore 08:11 | link | commenti (12)
categorie: racconti, remo bassini